Il commissario Soneri e la legge del Corano

Il commissario Soneri e la legge del Corano

Parma (e l’Appennino della Val Parma). Inverno. Freddo, buio, umidità, neve: al solito. Il commissario Soneri già lo conoscete, padre partigiano e lui ancora montanaro, dopo l’antica morte di Ada incinta del loro figlio ha una relazione con l’avvocata Angela Cornelio, ma i due rimangono ognuno a casa sua. Soneri vive la città antropologicamente, mantiene ritrosia verso il nitore geometrico dei panorami marini, si sposta per poter tornare, gira con la vecchia Alfa ma rimpiange la tribù della Vespa, ha il colesterolo alto (già 249) ma non sa dire no al culatello e alla buona tavola, diventa adorabile quando apre agli altri la valvola dei propri pensieri, preferisce la morte mediatica e indaga troppo bene per essere scavalcato da questore e magistrata. Una domenica ammazzano il giovane tunisino Hamed con una mazza da baseball, a casa del confusionario anziano cieco Gilberto Forlai, che lo ospitava per pochi euro. Poi si susseguono altri tentati omicidi e risse, accoltellamenti (sul didietro) e violenze nei confronti di algerini e marocchini. Soneri si addentra nella comunità islamica della città, da turbato uomo di sinistra, senza ipocrisie. Sembra ci sia un movente razziale o etnico ma forse anche altro: una guerra per lo spaccio? le ronde leghiste o fasciste, motorizzate e di quartiere? rappresaglie per la gestione di proventi criminali? qualcosa a che fare col terrorismo? Conversa a lungo con il giovanile puntuale Pellacini, un professore estremista ideologo della destra; a prescindere si trova una scritta sul muro con l’incredibile accusa di essere pure lui un fascista; l’odio cresce ovunque; molto fatica a capirci. Non demorde…

Il giornalista filosofo Valerio Varesi (Torino, 1959) lavora nella redazione bolognese de “la Repubblica”, mentre i genitori avevano origine e lui stesso vive nella pingue Parma, dove ambienta la serie Soneri (come pure altre narrazioni) e racconta al passato in terza fissa sul suo riflessivo protagonista. Sono documentate le lunghe conversazioni con la compagna, con colleghi e comprimari di ogni tipo, per far emergere le contraddittorie dinamiche sociali e relazionali del nostro tempo (dal ’68) e della pianura padana (emiliana), senza comode rassicurazioni. La narrazione rallenta e sconfina nel disincantato commento (mai banale) alla realtà quotidiana. Sono quasi vent’anni e diciannove romanzi di ottima qualità letteraria: Varesi aveva iniziato nel 1998 con Ultime notizie di una fuga e ormai siamo al quattordicesimo in cui compare la figura del commissario Soneri, al quale fu pure ispirata nel 2005 la serie di sceneggiati televisivi Nebbie e delitti, il protagonista interpretato da Luca Barbareschi (e se ne discusse). Segnalo la “filosofia” dell’entropia, a pag. 88. Il Corano (del titolo) ha leggi non univoche, dice pure: “Chi ammazza uomo ammazza umanità. È scritto”. Le illusioni sono un anestetico, dopo il dolore è più forte. Leggera preferenza per i vini rossi: Barbera, Bonarda e il loro combinato versatile composto delle colline piacentine, il Gutturnio. Quando si passa al bianco i colli sono gli stessi con l’Ortrugo, oppure Sauvignon abbinato al pesce. Come al solito si deroga alla dieta al Milord di Alceste (e in altre occasionali trattorie di paese, niente male).



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