Il confine di Giulia

Il confine di Giulia

Ignazio Silone e Giulia Bassani si incontrano nel gennaio del 1931 al Platzspitz di Zurigo. Entrambi frequentano per motivi diversi lo studio dello psicanalista Gustav Jung. Silone, scrittore trentenne, è in una fase di profonda crisi esistenziale, accusato dai vertici del Partito comunista italiano di tradimento, con problemi di salute e senza grandi risorse finanziarie, cerca disperatamente un riscatto nella pubblicazione del suo primo romanzo, Fontamara. Giulia scrive poesie, ha ventisette anni ed è al quinto mese di gravidanza, in attesa di un figlio concepito con un giovane “tedesco di madre ebrea, dirigente dell’organizzazione giovanile comunista” che improvvisamente scompare senza dare più notizie di sé. Su consiglio del padre, Giulia, in preda ad una forte depressione, si trasferisce a Zurigo e decide di dare il bambino in adozione, dopo la nascita, ad una famiglia di Bratislava. “La poetessa e il rivoluzionario avevano visioni molto diverse dell’esistenza: lei era una nichilista, lui aveva invece certezze fermissime, certezze cristiane”. Giulia si illude che Silone possa aiutarla a “comporre le proprie angosce”, indicandole la via per imparare a superare il dolore e l’insoddisfazione per una vita che non è mai stata come l’avrebbe voluta, ma purtroppo il miracolo non avviene. I due si innamorano, sono tenuti insieme da una profonda passione ma così fortemente rinchiusi nelle gabbie delle rispettive infelicità da rendersi irraggiungibili. Silone, disperato per l’ingiusta carcerazione del fratello Romolo, si dibatte tra le questioni ideologiche di appartenenza ad un partito in cui non si riconosce più e la ricerca di una fede che sembra apparentemente dargli un po' di ristoro. Giulia, una volta partorito il bambino, cerca di recuperare i frammenti di un’esistenza da sempre problematica ma finirà per rimanere ostaggio delle sue stesse, ostinate paure…

Giuliano Gallini, manager d’impresa da oltre vent’anni, debutta nel mondo della narrativa con un’opera che è un'anomalia letteraria, quasi un genere a sé. In apparenza potrebbe sembrare la biografia di Ignazio Silone, che è stato uno degli scrittori più importanti del Novecento italiano, precisa com’è nel tratteggiare la figura di un uomo profondamente scisso da dilemmi morali, politici e religiosi, in un periodo storico percorso da grandi conflitti ideologici e devastato dalla guerra. Nella realtà è molto di più. Innanzitutto, questa è “un’opera di fantasia”, come afferma lo stesso Gallini, nata come una riflessione “sul tema della ricerca esistenziale” attraverso le vicende di un personaggio condizionato in maniera definitiva dal dolore della vita. La mescolanza tra realtà e immaginazione diventa chiara sin dalle prime battute: Giulia Bassani, nella bellezza del suo destino avverso, è chiaramente un personaggio creato dalla fantasia dell’autore, in tutto e per tutto strumentale alla narrazione di fatti realmente accaduti intorno alla personale vicenda esistenziale dello scrittore italiano. “Mescolare finzione e realtà pone dei problemi teorici e di buon gusto che ancora non sono risolti”, afferma Gallini ma è anche vero che la storia da sola non è in grado di spiegare ogni cosa. La narrazione corre quindi in soccorso, crea un trait d’union necessario tra i vari tasselli, immagina, crea, costruisce impalcature a sostegno e confeziona una storia che dalla stessa fantasia trae linfa e nuovo vigore. Una prova ambiziosa e non priva di rischi di fronte alla quale forse gli storici o i biografi storceranno il naso, ma anche un atto di audacia e di onestà che non lascia indifferenti. La voce narrante è quella di una donna misteriosa, la stessa che a quattordici anni conosce Giulia Bassani a Zurigo e ne rimane talmente affascinata da volerne scriverne un libro, una volta diventata adulta. Attraverso questo escamotage narrativo, passato e presente restano sempre annodati in un alternarsi di piani temporali che sovrappone il 1931 e la nostra epoca senza nulla togliere all'unità del racconto. Ciò che ne scaturisce è una storia d’amore tra due anime manifestamente diverse, perse ognuna nei propri limiti ma anche bisognose di un appiglio o di una ragione per continuare a vivere. Il ritratto che per entrambi ci viene restituito è emozionante e lacerante. Giulia, nella lucida intelligenza che la sorregge, è una creatura segnata da un “dolore sempre vivo dentro”, rassegnata, vinta perché governata da una ragione che non dà scampo e non offre consolazioni né “nell’esperienza di Dio né in quella più intima del sé”. Silone, forse più prosaicamente e nonostante le avversità che si trova a fronteggiare, scopre nella fede un’alleata, sfugge alle illusorie chimere politiche e si àncora ad un futuro possibile che lo mette al riparo da conclusive derive. Rimane nel lettore l’immagine di un uomo controverso su cui persino la storia sospende ogni giudizio ma trionfa trasversalmente quella di una donna incapace di trovare vie di scampo, ripiegata com’è in una vita senza senso, in cui nemmeno l’amore riesce a curare le ferite del cuore. Gallini vince decisamente la sua scommessa e la vince sui limiti della cronaca, sulle perplessità degli storici, sulle ragioni degli uni e degli altri, sulle ideologie ma anche sul sacro e sul profano. Confeziona così un libro temerario nella sua originalità e nel suo coraggio che gli vale, a buon diritto, un posto d’onore in “quel territorio libero” che è il romanzo, “là dove ci sono le domande che non siamo mai riusciti a porci, là dove diventa chiaro anche l'indecifrabile della nostra vita”.



 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER