Il coniglio bianco

Il coniglio bianco

Jan è quello che può essere definito un uomo di successo. Ha una bella casa, una moglie che lo ama e che come lui ha un lavoro che la soddisfa. A completare il quadro anche due bambini che non mancano certo di dargli soddisfazioni. Ma il suo lavoro per la banca d’affari londinese che lo ha aiutato a raggiungere quello status non gli basta più, si sente imprigionato in un ruolo e gli sembra di non poter più crescere all’interno dell’azienda. La condizione economica agiata, il fatto che parli cinque lingue sarebbero sufficienti per prendersi un po’ di tempo e cercare qualcosa che lo rappresenti di più. Lui e la moglie si danno un anno di tempo e l’occasione non tarda ad arrivare. Jan fa diversi colloqui con aziende estere e decide di accettare l’offerta di entrare in una multinazionale che produce cellulari a Monaco di Baviera, una città molto bella, grande ma adatta anche ai bambini, dove abita già il suo carissimo amico Andreas. Jan si trasferisce e verrà raggiunto dalla moglie solo in seguito. Il suo impiego si rivela subito interessante ed impegnativo tanto che parte di lì a poco per l’India dove per conto dell’azienda dovrà ridimensionare drasticamente la filiale. Ma quello che Jan scoprirà in India metterà in pericolo la sua vita e quella dei suoi cari…

Nino Treusch, così come il protagonista Jan, può essere considerato un uomo di successo. Si è laureato in marketing internazionale e si è trasferito a Monaco di Baviera per lavorare in una multinazionale dopo aver vissuto in Cina e a Shangai. Non stupisce che abbia lavorato nel campo della telefonia né che si sia trasferito definitivamente negli Stati Uniti. La competenza e la precisione circa le dinamiche aziendali e il modo di condurre riunioni e incontri di lavoro emergono chiaramente, è evidente che lo scrittore ha familiarità con l’ambiente e con il suo modus operandi. E in una quotidianità in cui lo smartphone è ormai entrato in maniera dirompente facendo registrare ai gestori di telefonia e ai produttori di device volumi d’affari sempre maggiori, questo libro fornisce una fotografia pericolosa di retroscena che hanno molto poco di edificante e che se confermati ‒ e a questo l’autore strizza l’occhio ‒ aprirebbero scenari inquietanti da cui nessuno sarebbe escluso. Proprio la verosimiglianza degli scenari in cui veniamo trasportati mette il lettore in una condizione d’animo da cui non vede l’ora di uscire, augurandosi che quanto viene raccontato sia solo il frutto della fantasia di uno scrittore che ha voglia di forzare la mano, ma il curriculum dell’autore e il finale del romanzo instillano necessariamente un dubbio che a fatica lascia la mente dopo aver chiuso il libro, dubbio che fa guardare con sospetto il proprio cellulare.



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