Il conte di Montecristo

Il conte di Montecristo
È il giorno perfetto per il marinaio Edmond Dantès. È appena diventato il capitano del “Faraone”, prestigiosa nave mercantile, e sta per sposare la sua amata Mercédes, donna di bellezza, virtù ed eleganza impareggiabili. Una vita di sacrifici che trova finalmente la dovuta ricompensa. Ma la giustizia non è cosa di questo mondo, dominato dall’invidia, dall’avidità e dalla paura delle persone, amici inclusi. E così, proprio nel giorno del trionfo, al giovane Dantès viene tolto tutto: condannato senza colpa, umiliato come il peggiore dei traditori, viene rinchiuso nelle celle del castello d’If, da cui nessuno è mai uscito vivo. Della gioia di un tempo non rimane che una vita fatta di dolore e stenti, e Edmond, incapace di comprendere ed accettare la sua condizione, arriva addirittura a tentare il suicidio. Ma nel culmine della disperazione, tra le fredde pareti di pietra, il giovane fa la conoscenza del prigioniero n.27, l’abate Faria, un uomo di straordinaria cultura, e tra i due si instaura un legame unico possibile soltanto tra chi condivide un’immane tragedia. L’abate dona al ragazzo il suo bene più prezioso, la conoscenza: lo istruisce in varie materie, dalla filosofia alla matematica, dalla logica alle lingue straniere. Ed insieme, ricostruiscono il complotto alle spalle di Dantes. In punto di morte Faria rivela il luogo in cui è nascosto il favoloso tesoro della famiglia Spada, l’isola di Montecristo. Edmond, sostituendosi al cadavere, riesce a fuggire dalla prigione dopo 14 lunghi anni. A tenerlo in vita è solo il desiderio di vendetta. Recuperato il tesoro, Dantés muore e rinasce come conte di Montecristo, e inizia ad attuare il suo diabolico piano per restituire quanto dovuto ai suoi carnefici... 
“Questa è la storia di un uomo che, simile a Satana, volle sentirsi pari a Dio. Volle essere strumento della giustizia e della provvidenza di Dio”. È riduttivo definire Il Conte di Montecristo un semplice romanzo. È il romanzo per eccellenza, un capolavoro assoluto della letteratura, e non ha bisogno di presentazioni. Nessuna recensione potrà mai essere all’altezza. Basta pronunciare questo titolo, carico di mistero e solennità, per richiamare una lunga serie di emozioni in chi l'ha già letto in passato. Chi, invece, non ha ancora avuto il piacere di scoprire il capolavoro del francese Alexandre Dumas, rimarrà rapito dalla bellezza, dal coinvolgimento e dall’attualità di queste pagine. Si tratta di un romanzo d’appendice, uscito tra il 1844 e 1846 in 18 “puntate”, che racchiude in sé molteplici generi: ci sono avventura, amore, vendetta, mistero, intrighi, ma anche denuncia politica, sociale e culturale dell’epoca. Sicuramente quello che più colpisce è la complessità dell’architettura narrativa, impeccabile e certosina nelle sue mille digressioni, ma capace di mantenere la suspence dell’enigma, regalando al lettore infiniti colpi di scena. Potremmo parlare poi della prosa elegante, degli affreschi delle città raccontate, della profondità dei personaggi, delle emozioni che tengono incollati fino all’ultima pagina, ma sarebbe sempre insufficiente. Questo libro non va raccontato, va letto. Le pagine sono l’essenza del genio, emozione pura. Chi ama la lettura non può esimersi da questa tappa obbligata della propria formazione letteraria.

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