Il coperchio del mare

Il coperchio del mare

Mari, ragazza dai pensieri semplici e delicati, terminata l’università decide di tornare al proprio paese di origine, una piccola cittadina sul mare ormai in declino, per realizzare il suo sogno: aprire un chiosco di granite, l’unica vera passione della sua vita. Sono stati in molti a considerare la sua scelta poco sensata, ma Mari è felice nonostante le difficoltà: i gesti quotidiani che diventano riti, la preparazione meticolosa di sciroppi ed ingredienti, la cura nella essenzialità della presentazione del ghiaccio, sono attività che disciplinano l’anima e l’avvicinano ai suoi desideri. E poi c’è il mare, con i suoi profumi e suoni, un compagno fedele e rassicurante nelle lunghe giornate di lavoro. Durante l’estate, la madre di Mari decide di ospitare Hajime, figlia di un’amica di famiglia, rimasta sfigurata in un incendio nel quale la nonna, pur di salvarla, ha perso la vita. Da allora, la giovane si è chiusa in una bolla di mutismo ed abbandono, rifiutando il cibo ed evitando di uscire. Mari inizialmente non è entusiasta della cosa, ma la conoscenza con la nuova ospite dissipa ogni timore. Hajime è una ragazza tanto risoluta quanto fragile, dotata di una sensibilità sorprendente, capace come lei di apprezzare i piccoli piaceri della vita, con la stessa passione per la salsedine. Tra le due ragazze si instaurerà una solida amicizia, e l’estate giapponese trascorrerà tra duro lavoro, nuotate, riflessioni sui temi più profondi della vita: ad accompagnarle lungo questo percorso di scoperta e catarsi c’è il mare, vivo e travolgente, che avvolge e affascina, inquieta e purifica, ipnotizza e trascina via malinconia e tristezza, lasciando un infinito senso di pace...

Il lettore più fedele di Banana Yoshimoto non potrà non amare questo romanzo, poiché racchiude tutta l’essenza e lo stile tipico dell’autrice, l’intimismo e la retrospezione dei primi lavori che l’hanno fatta conoscere al grande pubblico internazionale. Sfogliando le pagine, è infatti immediato il collegamento alle atmosfere ed alle tematiche già affrontate nelle sue precedenti opere (basti pensare ad Arcobaleno): il mare, la morte, la redenzione. Ma come al solito, la Yoshimoto riesce sempre a rivisitare gli stessi argomenti dotandoli di sfaccettature diverse e delicate, trascinando il lettore in un flusso di pensieri e riflessioni, un incedere ipnotico e leggero, piccoli passi nel fiume dei ricordi di un’estate semplice ma toccante, capace di segnare la sensibilità di chi si immerge tra le righe. È una storia di amicizia tutta al femminile, di personaggi comuni, di condivisione, dove il ritorno alla vita di Hajime procede di pari passo con quello della cittadina in cui hanno luogo gli avvenimenti, uno specchio degli stati d’animo più profondi. L’autrice ci fornisce le parole per dar corpo al nostro passato: e alla fine, la malinconia iniziale lascia un sentimento di speranza e serenità, e ci perdiamo anche noi nel ricordo delle estati passate sulla spiaggia, le corse, il chiosco dei gelati, le persone con cui abbiamo condiviso attimi indimenticabili e fugaci.

Leggi l’intervista a Banana Yoshimoto



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