Il corpo delle donne

Il corpo delle donne
Chi non è abituato a guardare la televisione, quelle rare volte in cui lo fa, sembra cogliere aspetti che gli altri, quelli che invece la guardano e anche parecchio (quelli che ne sono, insomma, ormai totalmente assuefatti) sembrano non notare più o non aver addirittura mai notato. Ad esempio, che ci fa una ragazza accucciata sotto una scrivania di plexiglass? E come mai durante le estrazioni del lotto una ragazza seminuda ammicca agli spettatori avvicinando con fare allusivo la pallina ora al seno e ora alla bocca? Casi isolati, si potrebbe pensare. Ma si sbaglierebbe; perché le ragazze sono ovunque. I corpi dominano; e di solito – per non dire sempre – sono corpi femminili, giovani, esposti e ammiccanti. Niente a che vedere con la tv degli anni sessanta; la tv di Mina a Studio Uno, delle gemelle Kessler o di Franca Valeri. Donne belle, ma anche e soprattutto professionali, eleganti e dotate di humour, che con ironia e modernità insegnavano a un’Italia ancora povera e bigotta un modo nuovo di concepire il divertimento, la canzone e il ballo. A volte, perché no, ricorrendo anche a un filo di trasgressione – basti pensare alle gambe scoperte delle Kessler o al di poco successivo Tuca Tuca della Carrà –, ma una trasgressione sempre e comunque estremamente garbata. E niente a che vedere nemmeno con le altre televisioni europee, in cui i modelli femminili proposti sono molteplici e non si riducono, banalmente, allo stereotipo del corpo-oggetto…
Lorella Zanardo è uno di questi spettatori occasionali; occasionale ma non tanto convenzionale, dal momento che, dopo essersi casualmente imbattuta nelle immagini di un femminile in cui non si riconosceva né si voleva riconoscere – un femminile oggettualizzato e strumentalizzato –, ha pensato bene fosse il caso di approfondire, di continuare ad analizzare per inquadrare la reale dimensione del fenomeno e magari iniziare a costruire un momento di riflessione e di dibattito in merito; se non addirittura un momento di cambiamento e di costruzione dell’alternativa. Non tanto per chi la tv la conosce da sempre e, non riconoscendosi più in quello che vede, la spegne; quanto per coloro che, più giovani e quindi anche più influenzabili, sono nati e cresciuti con questa tv – che non conoscono, quindi, niente di diverso – e non hanno gli strumenti necessari per prendere le dovute distanze da quello che vedono. Nasce così il progetto che, insieme a Marco Malfi Childemi e Cesare Cantù, la porta a realizzare prima il documentario (nel 2009) – un grottesco collage di figure femminili spogliate e ridicolizzate in vari programmi televisivi, che, visto l’enorme numero di visualizzazioni, è ben presto diventato un caso mediatico e politico, dando vita a un ampio e, si spera almeno in parte, costruttivo dibattito –, e poi il libro (nel 2010) de Il corpo delle donne, che del documentario è un po’ un corollario e un approfondimento. Le forme espressive sono, evidentemente, diverse, ma lo scopo è comune: innalzare il livello di consapevolezza sull’immagine del femminile nella tv, e incoraggiare una diversa e più consapevole fruizione televisiva; l’autrice sostiene infatti, in conclusione, che “spegnere la tv oggi non serve, il vero atto innovativo è guardarla. Insieme a chi normalmente la guarda”. Ma una questione, che l’autrice rifiuta esplicitamente di prendere in considerazione, sottovalutandola come non avesse senso o non fosse una potenziale soluzione, rimane in sospeso: se non ci fossero donne che si prestano a questo tipo di tv, questo tipo di tv non potrebbe, gioco forza, esistere; quindi, perché non partire da questo?!

 
 

 

 

 
 
 
 
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