Il corriere colombiano

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26 dicembre 1999, aeroporto di Venezia. Il giovane colombiano con i documenti falsi e la pancia piena di ovuli di cocaina è terrorizzato ma cerca disperatamente di non farlo notare. Ma un poliziotto lo nota eccome, lo guarda con sospetto, gli fa segno di seguirlo in un box della dogana. Dopo un breve interrogatorio, vistosi alle strette il corriere colombiano confessa. Deve consegnare la “roba” a un italiano, un certo Antonio, nella stanza 37 della pensione “Zodiaco” di Jesolo quel giorno stesso. I poliziotti si recano all’appuntamento assieme al colombiano e quando il sessantenne Nazzareno Corradi bussa alla porta della stanza lo arrestano, accusandolo di traffico internazionale di stupefacenti. 28 dicembre 1999, Bogotà. Il complice del corriere colombiano è terrorizzato ma cerca disperatamente di non farlo notare. Hanno tentato di fregare la Tía “facendo la cresta” su una partita di cocaina e cercando di mandarne un po’ in Italia per conto loro ma qualcosa è andato storto. E ora la spietata boss mafiosa lesbica lo è venuto a trovare assieme al suo guardaspalle, il letale Alacrán, lo Scorpione. L’uomo prova a impietosire la trafficante raccontando che è stata tutta un’idea di un italiano e del corriere arrestato in Italia – che è anche nipote della Tía, incidentalmente – ma la donna non è arrivata a farsi un nome in un ambiente di machos spietati credendo a simili storielle. Ad un suo cenno, Alacrán sgozza il traditore. 7 gennaio 2000, dintorni di Padova. L’investigatore privato Marco Buratti detto l’Alligatore riceve la visita dell’avvocato Renato Bonotto, con il quale ha già collaborato in passato. Il legale ha assunto la difesa di Nazzareno Corradi, ex rapinatore e contrabbandiere, che ritiene vittima di una macchinazione. La sera del 26 dicembre infatti Corradi – mentre era a giocare a poker con degli amici – ha ricevuto una telefonata da una cabina telefonica di Mestre. Una voce sconosciuta gli ha detto che la sua donna, la ballerina colombiana Victoria Rodriguez Gomez, si era sentita male e ora lo aspettava in una pensione di Jesolo, la “Zodiaco”, nella stanza 37. Corradi si è precipitato là e ha trovato ad aspettarlo un giovane colombiano e la polizia…

L’amarezza, il disincanto e il pessimismo sono ingredienti consueti – se non necessari – della narrativa noir. E in questo quarto romanzo della serie dell’Alligatore, datato 2001, di questi ingredienti ce n’è a dire basta. Marco Buratti, ex cantante blues vittima di un errore giudiziario che però ha saputo sfruttare per inventarsi una professione ben remunerata, qui si trova davvero a sbattere contro un muro. La polizia accusa un innocente – che però è tutt’altro che uno stinco di santo, sia chiaro – di traffico internazionale di droga e pare non vuole saperne di cercare il vero colpevole. Pigrizia? Ottusità? Magari, la verità è molto più complessa, torbida. E pericolosa. C’è in ballo la copertura di operazioni internazionali e l’Alligatore e i suoi pard si rendono conto ben presto indagando sulla vicenda che è come giocare col fuoco e c’è il concreto rischio di bruciarsi. Narcotrafficanti colombiani da pulp, spacciatori da discoteca, degrado triveneto, forze speciali contribuiscono alla ottima riuscita di un hard-boiled “sociale” cupo e crudo che rappresenta senza dubbio uno dei momenti più riusciti della saga firmata da Massimo Carlotto.



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