Il corvo di pietra

Il corvo di pietra
I giovani Corto maltese e Bertram e il loro nuovo amico Riley, disertore ed avventuriero, stanno tornando in Sicilia a bordo della “Dedalo”. I primi due dopo aver rubato per scherzo una piccola statua raffigurante un corvo, custode di preziose ed esoteriche rivelazioni, si sono visti rintracciare a Venezia mentre cercavano di venderla dai tre misteriosi proprietari siciliani del manufatto, ovvero l’enigmatico e tuttologo Chiaromonte, l’inquietante Ferro e il logorroico Calder, temendo per la loro vita. Ma non era un incontro vendicativo. Ora hanno stretto un accordo, perché secondo i siciliani i tre sono in realtà parte di un ampio disegno previsto da una profezia e loro compito sarà scovare un tesoro misterioso aiutati anche dal capitano della nave, Kee, irlandese di Man, imbattibile, imperturbabile e padre di Bertram…
Pur oscillando tra generi fra loro lontani, come il romanzo picaresco e quello di formazione, Il corvo di pietra è decisamente ben costruito. Scritto da uno strettissimo collaboratore di Hugo Pratt, parte dal voler raccontare la gioventù di Corto Maltese, il celebre eroe dei fumetti, ma va oltre, non si ferma qui. Divagazioni storiche, gastronomiche ed enologiche (molto curate e precise, mano di un vero cultore) intervengono continuamente a rallentare ritmo e tensione, ma sono sempre inserite con misura e sapienza, andando ad arricchire il testo senza mai frammentarlo. Frequenti poi, ma non eccessive, le accelerazioni ritmiche e le accentuazioni lessicali che danno nerbo ad una prosa mai sciatta, equilibrata, che con queste rapide distrazioni evita l’appiattimento. Una storia di partenza non originalissima, ma scritta con perizia e sagacia, che non si lascia appassire in un banale anonimato.

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