Il crollo

Il crollo
La vita è tutta un processo di disgregamento, si sa: si comincia a senescere dalla nascita, ma i colpi micidiali e improvvisi che arrivano, o così pare, dall’esterno - e restano impressi, ottime scuse per le proprie debolezze, roba da raccontare agli amici - lasciano sempre degli strascichi. Poi esistono i colpi dall’interno, che avverti solo quando è troppo tardi, quando ti tocca prendere coscienza senza appello che per certi aspetti non sarai più quello di un tempo. Il primo tipo di incrinatura sembra prodursi in fretta; il secondo quasi a tua insaputa, ma, d’un tratto, ne hai piena e inevitabile consapevolezza. Una mente superiore deve sostenere simultaneamente due idee contrapposte senza per questo impazzire. Per esempio, capire che non c’è scampo ma essere comunque intenzionato a far di tutto per trovare una via d’uscita. Se nella prima parte della vita si è avverato anche l’impossibile, ed essere un letterato di successo, al netto dell’insoddisfazione sempre in agguato, sembra persino una cosa romantica, che con ogni probabilità ti renderà meno famoso di un divo del cinema, ma più a lungo, e meno carismatico di un leader, ma più indipendente, ti aspetti che fino ai quarantanove anni vada tutto bene. E quello che viene è tutto di guadagnato, dopo un’esistenza del genere. Ma poi, dieci anni prima dei quarantanove, tutt’a un tratto ti rendi conto che sei crollato prima del tempo…
Niente invecchia, nulla scema, non esiste alcuna cosa che si corrompa, nessuna che abbia fine: per l’americano medio è sempre così. Il sole brilla ogni giorno, il sorriso non cessa di splendere: se nel rugby i tempi sono addirittura tre, e l’ultimo è il più importante, quando si mette da parte la battaglia sportiva e ci si scola una pinta di birra via l’altra nel primo pub in zona, per il cittadino statunitense esiste solo ed esclusivamente il primo. Il declino non è ammesso, non si tratta di un’alternativa contemplata. E questo è quello che ha sempre sostenuto, lo si capisce leggendolo, anche Francis Scott Fitzgerald: ma poi le cose cambiano. Il crollo racconta l’uscita di scena, il passo d’addio, la caduta, il naturale processo di invecchiamento. E beato chi ci arriva, anche se può non far piacere. Ma l’alternativa non è consigliabile, come dice il Cesare Annunziata dell’ottimo La tentazione di essere felici di Lorenzo Marone. Fitzgerald parla di sé, e quindi di tutti (ogni uomo è un’isola, ma “nihil humanum alienum mihi puto”, diceva il buon Terenzio), con una prosa mai così smagliante - e lui è quello de Il grande Gatsby, mica La solitudine dei numeri primi, con tutto il rispetto -, asciutta, sincera, limpida, sfolgorante, spinosa. Ma se si pensa alle spine, la prima cosa che viene in mente non è un rovo: è una rosa.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER