Il cuore avventuroso

Il cuore avventuroso
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I petali del lilium tigrinum sono di un rosso cereo e chi guarda ha l’illusione di vedere un padiglione di giocolieri indiani dal cui interno esce musica… I pesci volanti che si rituffano in acqua dopo aver fatto evoluzioni in aria… Un inquietante quartiere in cui vi sono soltanto non vedenti… Un uomo che precipita attraverso fogli e fogli di lamiera… L’amore smodato per Laurence Sterne e il suo Tristram Shandy, il libro che mi ha tenuto compagnia nelle interminabili ore di trincea… Un cavaliere osserva due sorelle intente a torturarsi reciprocamente nel silenzio innaturale di un buio maniero… Il ricordo appassionato e rispettoso del mio maestro Nigromontanus… Il piacere di gustare frutti di mare presso quell’incantevole città che è Napoli… Un futuro di macchine e di uomini in balia dei loro capricci meccanici… L’importanza del colore rosso… Brevi riflessioni su Delitto e castigo di Dostoevskij… Ragionando sull’acume dei rebus…Il ruolo dei musei e del recupero dell’antichità…

Il sottotitolo di questa travagliata raccolta uscita in varie versioni (1929,1938,1950) e solo ora completa è Figuren und capriccios che, anche per chi non mastica la lingua di Goethe e Mann, è facilmente traducibile in Figure e capricci. Non si poteva scegliere sottotitolo più azzeccato in quanto si tratta di oltre cinquanta frammenti più o meno lunghi che spaziano dalla narrativa alla contemplazione della natura, passando per divagazioni oniriche, riflessioni filosofico-letterarie e cronache di viaggi: sostanzialmente un unicum non solo nella produzione di Jünger ma oserei dire nel panorama letterario mondiale. La successione di questi momenti desta immediata curiosità nel lettore, il quale non sa davvero cosa attendersi dal frammento successivo che, come già detto, può narrare di inquietanti premonizioni avvenute in sogno così come di suggestive cronache di viaggio oppure di tante altre sfumature della vita e del pensiero dell’uomo vissuto un secolo. Non è sicuramente l’opera più agevole per immergersi nell’universo dell’intellettuale tedesco ma senza ombra di dubbio è quella che riesce in maniera più completa a rivelarne luci e ombre pur non essendo, in tutta franchezza, imprescindibile. L’andamento rapsodico, infatti, apre sì pagine di eccezionale suggestione quali Nel quartiere dei ciechi, Il canto delle macchine e L’orrore ma, allo stesso tempo, ogni tanto indugia in appunti poco significativi che rasentano addirittura la noia. L’eroe delle tempeste d’acciaio e l’architetto dei futuri distopici di Heliopolis ed Eumeswil stavolta graffia a intermittenza.



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