Il cuore a nudo

Jean-Marc è uno spigliato e navigato professore di Francese nella Montréal di metà anni ottanta: vive con un certo disincanto la sua condizione di omosessuale single e abita – come fosse una sorta di comunità familiare allargata – in un palazzo con una coppia di sagge lesbiche, Mélène e Jeanne, le sue migliori amiche. Certo Montréal non è San Francisco (sostiene Jean-Marc che, evidentemente, non è mai stato a Perugia, per dire), eppure anche nella città quebecchese ci sono bar e discoteche gay dove andare quando si ha voglia di parlare con qualcuno o di combinare qualcosa senza perdere troppo tempo a parlare. Ed è proprio un in bar gay che, una sera, conosce Mathieu, un bellissimo ragazzo di 24 anni che lavora come commesso in un grande magazzino ma che sogna di fare l’attore. Nonostante la piacevolezza della conversazione sul finire della serata Jean-Marc scappa in modo sgarbato e inelegante. Il fatto è che pure il suo precedente ragazzo era un attore e lui non ha nessuna intenzione di continuare a frequentare questi esseri narcisi e insicuri. Solo che poi ci ripensa, soprattutto perché non gli va di passare per maleducato, così riesce a ricontattare Mathieu e quella che doveva essere solo un’occasione per scusarsi, si trasforma nell’inizio di una frequentazione. Nonostante la differenza d’età le cose vanno benissimo e, alla fine dell’estate, i due scoprono di amarsi e Mathieu decide di trasferirsi a casa del professore. A quel punto, però, si decide a svelare l’ultimo dettaglio della sua vita: Mathieu è stato sposato e ha un figlio di quattro anni…
In anticipo di quasi trent’anni sul dibattito (tutto desolatamente italiano) delle “famiglie arcobaleno” Michel Tremblay scrisse nel 1986 questo ancor attualissimo e necessario romanzo, ora per fortuna tradotto in Italia da Playground. Il cuore a nudo è in fondo una sorta di apologo sui sacrifici che noi esseri umani siamo disposti ad affrontare per coltivare e far crescere un sentimento che riteniamo importante e necessario, e sto parlando dell’amore, se non si fosse capito. Quando Jean-Marc si rende conto di aver trovato in Mathieu la persona che aveva sempre cercato comincia a rivoluzionare le proprie abitudini di professore scapolo e inizia – letteralmente – a preparare lo spazio per accogliere il piccolo Sébastien, figlio del compagno. Solo chi ha avuto a che fare coi bambini sa quanto possa essere sfinente passare un pomeriggio con un quattrenne, e Tremblay racconta alla perfezione lo smarrimento del professore di fronte al mistero dell’universo dell’infanzia. Smarrimento che però, ben presto, si trasformerà in gioia e serenità, grazie anche allo stesso Sébastien che, con i sentimenti limpidi del bambino e un cuore totalmente libero dai pregiudizi, troverà del tutto naturale trascorrere ogni tanto il weekend a casa del padre e del compagno del padre e dell’enorme cane di peluche al quale è stato dato, chissà perché, il nome di Guastafeste.

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