Il cuore oscuro dell'Ottocento

Il cuore oscuro dell'Ottocento
È il 1842 quando Eugène Sue, dandy dilapidatore delle fortune di famiglia e romanziere di discreto successo ma scarsa originalità, pubblica I misteri di Parigi. Il romanzo – che esce a puntate sul Journal des Débats - lo rende in poco tempo lo scrittore più famoso di Francia e dà origine a un filone letterario di enorme fortuna in tutta Europa, un dinamitardo mix di denuncia sociale e socialista, gusto per il macabro, crimine, erotismo, disperazione, degrado, sentimentalismo strappalacrime. Il feuilleton diventa il linguaggio espressivo del momento, la valvola di sfogo del cuore oscuro dell'Ottocento e della sua cattiva coscienza, malgrado illustri intellettuali come Karl Marx lo bollino come “truffa ideologica” e definiscano Sue “socialdemocratico da dopocena”. Fioccano mystères di Londra, di Marsiglia, di Berlino, di Vienna, di Bruxelles, e naturalmente di Milano, Napoli, Roma, Livorno, Firenze, Venezia, Torino, Grosseto (?!), Genova e così via. Sono testi magari anche furbi e grossolani – malgrado non manchino le perle – però suggestivi, con la loro pretesa di mostrare il volto più nascosto, imbarazzante e proibito delle città ottocentesche, con le loro storie di malattia, miseria, amore e morte...
Riccardo Reim, letterato e teatrante, esplora con erudita curiosità questi testi, prima analizzandoli in un corposo saggio introduttivo, e poi presentandoci una selezione di brani tratti dai testi italiani del genere, da Francesco Mastriani ad Antonio Bresciani, da Carolina Invernizio a Igino Ugo Tarchetti, da Anton Giulio Barrili a Jarro, da Antonio Ranieri a Giovanni Cena, e persino da Giuseppe Garibaldi a Benito Mussolini. Sono brevi immagini di padri che vedono le proprie figliolette gettate senza ritegno in una fossa comune, di carceri dove i detenuti vivono in condizioni terribili e alla mercé di assassini, di locande becere riservate a clienti talmente indigenti da potersi permettere solo di dormire in piedi appesi a una corda, di orfanotrofi nei quali i bambini sono considerati né più né meno che oggetti, di giovinette sedotte e abbandonate, di turpi commerci, di furti audaci, di delitti passionali. Un campionario grandguignolesco di immenso fascino, che questo volume di grande formato – impreziosito da buffe stampe d'epoca – ci restituisce più virulento ed emozionante che mi a distanza di quasi due secoli.

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER