Il cuore selvatico del ginepro

Ianetta è venuta al mondo nella famiglia Zara, ma è settima figlia, femmina, nata nella notte delle anime, fornita di denti e una piccola coda. È una coga e come tale dev’essere eliminata prima del sorgere del sole. Forte come il nerbo di ginepro, è sopravvissuta ai tentativi di aborto di Assunta e al non-soccorso della levatrice, ma la sentenza di morte pende sulla sua chioma di crespi capelli neri: la coga dev’essere eliminata. Tale compito spetta al padre, ma Severino ha il cuore in pena per la morte della sestogenita e non può massacrare quel fagotto vagente. Risolve di abbandonarla alla mercé della natura: il freddo, la pioggia e la mancanza di nutrimento faranno il resto. Il destino infausto della creatura è però sventato dall’intervento dalla sorella Lucia, che le dà il nome. La notizia del salvataggio, al mattino, getta la famiglia e l’intero Baghintos nel panico: la terribile disgrazia è compiuta; atti feroci e malvagi maccheranno la comunità. La piccola cresce isolata dalla società umana, scontando una colpa non sua, in una famiglia che la odia e la maledice, cercando disperatamente l’amore che le viene negato. Lucia è l’unica che metta in dubbio la sua natura demoniaca, ma le convenzioni le vietano di occuparsi della sventurata o di dimostrarle simpatia e affetto. La famiglia, più preoccupata di piangere la sventura che dei propri affari, inizia la rovinosa caduta in disgrazia. L’odio e l’ignoranza, il ripetere costante alla reietta della sua natura malvagia la inducono a divenire un animale selvatico, un’imitazione del fantasma maledetto. Solo l’affetto di Lucia e il supporto del suo Giuseppe, uomo di scienza, possono spezzare la catena di brutalità e superstizione, interrompendo il vortice di violenza…
Il cuore selvatico di ginepro, splendido estratto di tradizioni e cultura sarda, narra di un mondo al limite del fantastico, popolato da figure sinistre e riti magici. Ma non si tratta di una semplice testimonianza di credenze e racconti antichi: Vanessa Roggeri, attraverso l’abile costruzione di una solida trama mette sul banco degli imputati ignoranza e superstizione, evidenziando come il perpetuarsi di odio cieco e accanimento finiscano per produrre mostri sofferenti che accettano il destino assegnato loro da altri. La sequenza temporale segue le vicende della famiglia Zara per ben tre generazione, eliminando (attraverso esplicite ellissi cronologiche) le informazioni superflue. Segue un ritmo incalzante che cattura e trasporta nel mondo di Ianetta, costringendo a mettere in dubbio convinzioni e certezze e spingendo a concedere il proprio favore prima a un partito e poi all’altro. A differenza del prologo (a focalizzazione interna), riallacciabile al finale attraverso l’identificazione del narrante con un personaggio minore, l’opera è a focalizzazione esterna, con rari dialoghi sparsi, e attenta alla realtà storica sarda di fine Ottocento. La descrizione è ben incentrata sui personaggi, forti di studio psicologico, dei quali esprime sguardi, atteggiamenti ed espressioni, rilevandone stati d’animo, dubbi e incertezze. Un romanzo che ha più protagonisti: le due sorelle (Ianetta e Lucia); la Sardegna con il suo fascino e la sua cultura folkloristica; la forza delle passioni; la lotta tra superstizione e scienza; il ruolo della donna nella società matriarcale. Quest’ultima chiave di lettura è marcatamente presente nell’intera architettura dell’opera, fatta di universi quasi esclusivamente femminili, forti personalità contrapposte: Ianetta che lotta per la sopravvivenza, Assunta che incarna tradizione e superstizione, Cicita serva-massaia che fa ciò che va fatto, Pinnella l’invidiosa, le sorelle sottomesse ai fatti, Lucia la donna dei buoni sentimenti ma anche (come suggerisce lo stesso nome) della ragione che trova conforto nella scienza (Giuseppe) e illumina, la coga (demoniaca) e la bruja (sciamana). L’abilità della scrittrice trova il giusto equilibrio tra racconto e non detto, atto a catturare totalmente l’immaginazione del lettore. Una scrittura di grande forza evocativa e uno stile personale, arricchito di esclamazioni, interiezioni e intercalari tipici della comunicazione orale sarda, ne fanno un’opera ricca, emozionante e suggestiva.

 

 

 
 
 
 
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