Il custode dei 99 manoscritti

Il custode dei 99 manoscritti

Anastasio, il cardinale di San Marcello, è sì uomo di chiesa ma principalmente è un affascinante uomo di potere che non disdegna la compagnia di qualche matrona romana passando da un’alcova all’altra. Oggi però la situazione è più complessa del solito. In camera da letto c’è Martina, la giovane figlia di Giovanna, la sua amante storica con cui ha una relazione all’insaputa del marito, il magister militum Daniele. La ragazza è così bella e fascinosa, e Anastasio non riesce a resistere alla tentazione di cedere alle lusinghe e ai piaceri della carne. Lei, dal canto suo, è completamente rapita da quell’uomo brillante, aristocratico e ambizioso ma non fa in tempo a fantasticare di un ipotetico futuro insieme che, all’improvviso, entra nella loro stanza un uomo armato di pugnale, ben deciso a interrompere quell’idillio incosciente e proibito. Il cardinale conosce bene quell’individuo, si tratta del diacono Giovanni, uno dei suoi più stretti collaboratori. Neanche il tempo di associare i tratti amichevoli del diacono all’arma che brandiva, che se lo ritrova addosso, ben deciso ad ucciderlo. Grida di stupore e dolore, una ragazza da trarre in salvo e lo sgomento per questo attacco vigliacco e imprevisto. La lotta fra i due sembra veder prevalere Anastasio, ma la furia cieca del diacono è difficile da arginare, con la povera Martina a farne le spese. I due lottano e si feriscono ancora per qualche minuto, mentre la ragazza è riversa a terra, probabilmente morta. Il cardinale riesce a mettere in fuga Giovanni, colpendolo alla mano col suo stesso coltello e recidendogli di netto un paio di dita. Restano un interrogativo - “Perché voleva uccidermi?” – e un cadavere di cui discolparsi…

Con Andrea Frediani ci immergiamo ancora una volta in un intrigo ambientato nel passato e, precisamente, nella Roma dell’848 d.C., età di mezzo in cui potere temporale e potere spirituale si sfidano in una lotta senza esclusione di colpi. Partendo da un pugno di figure realmente esistite ma piegate per ragioni narrative alle esigenze del romanzo, l’autore romano disegna una parabola sulla strumentalizzazione della fede e sullo smisurato desiderio di potere che anima le azioni della maggior parte dei personaggi qui rappresentati. Motivo del contendere, la donazione di Costantino, uno dei falsi più influenti della storia, che qui si lascia dietro una scia di sangue degna di un thriller. E in effetti questo Il custode dei 99 manoscritti oltre che un romanzo storico è anche (se non soprattutto) un thriller caratterizzato da un ritmo altissimo che tiene incollato il lettore dalla prima all’ultima pagina. I personaggi narrati, dall’ambizioso Anastasio, cardinale di San Marcello braccato per un omicidio non commesso, al diacono Giovanni, preda di una brama di dominio senza eguali, si sfidano a suon di colpi bassi e doppiogiochismi, intersecando la vita del magister militum Daniele e di Giovanna, madre di una giovane assassinata e destinata a fare giustizia a ogni costo. Sullo sfondo, una Roma decadente e agonizzante, sempre più lontana dai fasti dell’impero e abbandonata a se stessa, sempre più contemporanea.

 

 

 
 
 
 

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