Il delitto dell’Immacolata

Il delitto dell’Immacolata
4 marzo 1977. Ore 03, 15. È esattamente in questo momento che la vita di Filippo Solimèni, detto Lollo, cambia in maniera tragica. Poteva mai immaginare, il ventenne, che la travolgente relazione con la focosa vicina, Immacolata Pianuzza in Barbalonga Chirò, bella trentaduenne e moglie trascurata di un maestro di musica, lo avrebbe messo in questo pasticcio? La donna era stata ritrovata morta dal marito qualche mese prima, strangolata, e adesso i carabinieri, evidentemente informati – ma chi sapeva della loro relazione?! -, sono venuti a prelevarlo nel cuore della notte. Interrogatori, una ventina di giorni di carcere (figuriamoci! Proprio lui, un ragazzo di buona famiglia iscritto a Giurisprudenza!), la disperazione. Poi, finalmente, la libertà. Lollo però è inquieto: il suo unico desiderio è vendicarsi di quelle persone che hanno contribuito ad insinuare dubbi negli inquirenti. Comincia allora una relazione con la bella Lia, e non gli ci vuole tanto per constatare che la ragazza è davvero quella buttanazza che si era immaginato. Il piano cha ha ordito sembra funzionare e senza dubbio è una vendetta… divertente. Ma il ragazzo non può immaginare cosa lo aspetta a breve…
Il giurista e consigliere di Stato, oltre che scrittore, Domenico Cacopardo in questo romanzo dedicato al personaggio da lui creato, il magistrato Italo Agrò, quando però era ancora praticante nello studio dell’affermato affermato avvocato che difende Lollo, racconta una storia semplice e crudele venata di carnalità ed erotismo. Le atmosfere della Sicilia degli anni ’70 arricchiscono la narrazione e regalano pagine in cui pare di vedere da vicino i paesaggi di Messina e della sua provincia (soprattutto di Letojanni, paese d’origine della famiglia dell’autore) e di sentirne il profumo del mare e il sapore dei cibi. La lingua fa ricorso spesso a vocaboli ed espressioni dialettali ma mai in maniera troppo insistita. Il paragone, però, con altri scrittori siciliani – Camilleri tra tutti – ha poco senso, se non per una nota profonda, come di sensualità sottesa non solo nelle situazioni e nelle parole ma nell’impronta stessa del racconto e del modo di narrare, come nella tradizione letteraria siciliana. Si tratta di una sensazione difficile da definire con precisione ma perfettamente comprensibile a chiunque legga scrittori di Sicilia di ogni epoca. Cacopardo non è da meno, pur mantenendo una nota che si avverte personale. Nel panorama sovente poco originale dei gialli questo romanzo risulterà decisamente gradevole e manterrà tesa l’attenzione del lettore fino al sorprendente finale.

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