Il denaro

Il denaro
Autore: 
Traduzione di: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

Francia, Secondo impero, epoca di grandi investimenti. Aristide Saccard è un uomo d’affari senza scrupoli, antigiudaico per convenzione e cattolico di ripiego. Con il suo cinismo la sua sete di denaro e l’avidità che portano insita tutti coloro che lo maneggiano ad alti livelli, arriva a Parigi con il fermo proposito di ordire una speculazione finanziaria, un po' per vendicarsi dei rovesci di sorte subiti in passato, un po' per desiderio di rivalsa e affermazione. Saccard è abile ed in poco tempo riesce ad abbindolare chiunque col fascino del suo progetto e la blandizia delle promesse di espandere gli affari oltre l’Europa. Fonda addirittura una banca universale e per un certo periodo gli riesce di barcamenarsi con abilità tra fondi neri, oscillazioni di borsa, spostamenti di capitali inesistenti, speculazioni su altre speculazioni. Si destreggia con disinvoltura in un contesto fatto di risparmiatori truffati, giornalisti conniventi, politici senza scrupoli e poi banchieri, agenti di cambio, azionisti ed altrettanti speculatori come lui. Saccard non si rende conto da subito che più entra nel tentacolare labirinto della finanza più gli sarà difficile venirne fuori, fino a quando tornare indietro non sarà più possibile, la bancarotta lo trascinerà al fondo e l’unica cosa che potrà contemplare sarà la miseria non più dalle altezze del denaro accumulato, ma dalle bassezze della sua spregiudicatezza…

Pubblicato nel 1891, Il denaro di Zola ha una attualità disarmante. È romanzo, è manuale di finanza, è saggio di etica e di antropologia criminale, è analisi asciutta del progresso che si riversa impietoso sulla testa degli uomini. In tempi di corruzione sfrenata, di speculazioni, di bolle finanziarie che scoppiano, di povertà crescente sembrano profetiche le parole messe in bocca a Madame Caroline ‒ anche lei vittima delle promesse tentatrici di Saccard: “il denaro era il concime con cui cresceva l’umanità del futuro”. Nei risvolti e nelle pieghe di una corsa folle all’accumulo di ricchezza, di un delirio di onnipotenza che segna gerarchie miopi e crudeli, Zola dipinge il volto truce della cupidigia, traccia la linea profonda nella quale si muove la brama ed il potere narcotico del denaro. L’avidità è una linea che conduce ad un burrone di perdizione, di perdita, di smarrimento; che moltiplica se stessa e cresce. Fino ad oggi che il mondo della finanza è diventato in Dio, un Totem al quale votarsi per farcela, nella vita. Però Zola non ne fa un’apologia. Al contrario, la figura di Saccard, passato dall’altare alla polvere e ridotto ad un niente, schiacciato dalla sua stessa superbia e vanagloria, è la rappresentazione manifesta della mostruosità di un sistema che genera povertà. Una povertà di fatto ‒ materiale ‒ e una povertà di spirito, drammaticamente peggiore.



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER