Il denaro e le parole

Il denaro e le parole
Nell’ambito delle società capitalistiche più avanzate il denaro è venuto assumendo una funzione sempre più determinate e la ricerca del profitto economico ha finito per condizionare perfino gli orientamenti del mondo della cultura. Per questa ragione, per esempio, i grandi gruppi editoriali hanno profondamente mutato la propria fisionomia, adottando strategie rivolte a una significativa crescita del tasso di rendimento delle proprie attività. Obiettivo che viene perseguito puntando costantemente la propria attenzione su best seller da pubblicare e case editrici da incorporare. La tendenza, dunque, è quella di restringere l’offerta di libri, limitando la produzione solo ai testi dotati di un indubbio potenziale di vendita. E se gli scrittori incontrano sempre maggiori ostacoli pur di riuscire a pubblicare le proprie opere, i buoni editori - presenti all’interno di queste nuove concentrazioni o nella vasta schiera di quelli indipendenti - incontrano a loro volta enormi difficoltà a tenere in equilibrio i bilanci economici, ad assicurarsi la promozione e la distribuzione dei testi. Analogo discorso vale purtroppo anche per giornali, riviste e cinema di qualità. Quale sarà, alla luce di questa analisi, il destino culturale dei prossimi anni?...
Il titolo del nuovo libro di André Schiffrin suggerisce immediatamente l’intento del grande intellettuale francese nato a Parigi nel 1935. Autore di numerosi altri studi critici dedicati alle trasformazioni dell’editoria e al mondo della cultura, Schiffrin realizza qui sullo stesso tema un breve saggio acuto e approfondito. Si tratta di un’attenta analisi internazionale dello stato di salute dell’editoria, degli organi di informazione e del cinema del tutto utile e opportuna, che ha il pregio di presentarsi al lettore in una forma semplice e diretta, interessante e coinvolgente. Uno sguardo alle sezioni in cui è diviso il libro rivela l’originalità dell’approccio all’argomento  proposto. Non solo l’esame della situazione in cui versano i settori presi in osservazione, ma anche il tentativo di indicare soluzioni possibili e scelte percorribili, di aprire una finestra sul dibattito circa l'eventualità che la cultura di qualità possa realmente sopravvivere in una società dominata ogni giorno di più dalla logica del denaro, dal virus omologante e deteriorante del consumismo. Basta dare un’occhiata a quanto accade in Norvegia, paese che più di ogni altro al mondo garantisce un notevole sostegno economico ai libri, al cinema e alla carta stampata. E dove, non a caso, i consumi di beni culturali risultano molto elevati.

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