Il diadema di pietra

Il diadema di pietra
Agatina Pidistella, detta a’ Catanisa, è un’affascinate donna di trentadue anni, snella e ben proporzionata. Da undici anni è sposata con Cristenzio Ficalora, brillante e colto rampollo di una ricca famiglia nobiliare di Villabosco. Dopo aver a lungo accarezzato il sogno di divenire madre, ha dovuto arrendersi dinanzi ad un verdetto di sterilità emesso da un luminare svizzero. Da quel momento la convivenza tra i due ha assunto il peso di una condanna: un misto di noia e rancore, tenuto insieme dalla necessità di salvaguardare le apparenze sociali. Fino a quando a’ Catanisa decide di vendicare il proprio orgoglio di donna tradita esplodendo due colpi di pistola contro il marito. Quell’episodio giunge all’improvviso, sconvolgendo l’atmosfera perfetta di una romantica serata invernale che il maresciallo Saverio Bonanno sta trascorrendo in compagnia di una bella e prosperosa assistente sociale a nome Rosalia Santacroce. Da quel momento Bonanno è tormentato da un’ossessione: cercare di scoprire ciò che si nasconde dietro alla rispettabile facciata di quella famiglia. Troverà sulla sua strada un fitto groviglio di intrighi e rivalità, un solido muro omertoso e l’inattesa decisione del colonnello Eugenio Latella di sottrargli il caso per affidarlo al suo collega rivale Filippo Marcelli…
Dopo il successo de Il canto dell’upupa, anche in questo nuovo romanzo Roberto Mistretta si rivela quanto mai abile nel disegnare un’ambientazione godibile e raffinata di uno spaccato della sua Sicilia, della quale ci regala tutti i colori, gli odori e i sapori. Ma anche nel giocare maliziosamente su di una trama capace di portare in luce l’umorismo della sua gente, i vizi, le follie e le abitudini. Bastano poche pagine per ritrovare la fisionomia sovrappeso e il profilo stravagante e rassicurante ad un tempo del commissario dei carabinieri Bonanno. Uno sbirro di provincia prossimo alla quarantina, che è tornato a vivere dalla madre insieme con sua figlia Vanessa, dopo che la moglie lo ha piantato per fuggire con un artista circense. Si rintracciano il consueto amore per la buona tavola e la passione per l’oroscopo. Qui è alle prese con una misteriosa vicenda familiare venata dai risvolti di una dolorosa, amara imprevedibilità, il cui graduale emergere viene percepito dal lettore attraverso il rilascio sapiente di una narrazione dai toni grotteschi. Ne viene fuori un libro davvero bello e intenso, che riesce a trasmettere un’avvincente fascinazione. Come altri romanzi di genere sanno fare, ma infondendovi in più una sottigliezza decisamente fuori dal comune nel descrivere le più diverse sfaccettature della condizione umana dei protagonisti.

Leggi l'intervista a Roberto Mistretta

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