Il diario

Il diario

Si tratta davvero di tutta un’altra città rispetto a quella a cui ha fatto l’abitudine, quella per le cui strade adesso si ritrova a camminare. Eppure non è certo la prima volta che viaggia, e il suo lavoro è fatto molto anche di osservazione, meditazione, riflessione, percorsi pure fisici, reali, non solo immaginari o mentali, tra la gente, quegli altri che deve imparare a conoscere per svelare la verità, per capire laddove si celi la menzogna, il movente, il delitto. Non sempre è facile, anzi quasi mai. Eppure non ci ha ancora fatto per niente il callo, nonostante non gli manchi affatto l’esperienza: a dirla tutta, forse ne ha anche troppa, comincia a pesargli un po’ sulle spalle, fa sentire l’oppressione di tutte le cose che ha sacrificato per il suo impiego, che non ti lascia mai, a meno che tu non sia uno di quelli che lo fa male. E così Antonio cammina, per le vie di una città che non è Venezia. Lione gli fa subito una strana impressione, che non sa spiegarsi del tutto: non c’è però tempo per perdersi nei dettagli. Lo attende un compito molto impegnativo: un uomo è morto, a mezzo migliaio di chilometri da lì, in un albergo, e c’è da comprendere come e perché…

Alfonso D’Alfonso sa raccontare un’indagine. Perché sa come si conduce un’inchiesta. Lo ha fatto per tutta la vita. È stato per decenni in polizia. Ha cominciato nel 1974, prima nei commissariati di Gioia Tauro e Vibo Valentia, poi nella Criminalpol di Reggio Calabria, in seguito a Roma, fino a ottenere l’incarico di direttore della Direzione Investigativa Antimafia. Si è occupato di criminalità organizzata, dei sequestri Mallamo e Casella (Cesare, appena maggiorenne, rimasto per due anni nelle mani dei rapitori), dell’omicidio di Marta Russo e di quello di Massimo D’Antona, ammazzato dalle Nuove Brigate Rosse. Ora si dedica a vicende poliziesche che prendono vita sulla carta: e lo fa con avvedutezza. La trama è semplice ma niente affatto banale, articolata, ben congegnata, solida, non prevedibile e nemmeno inutilmente complicata, confusa, iperbolica o chiassosa, lo stile è elegante e ricercato ma non ridondante, il ritmo è sostenuto ma equilibrato, i personaggi, gli ambienti e le azioni sono credibili. Antonio Dominici è un poliziotto esperto, che dopo tanti anni a Venezia è chiamato all’Interpol di Lione. Ma nel frattempo a Parigi un professore viene ucciso in circostanze misteriose, che porteranno Dominici in giro per il mondo, e a ripercorrere i fili di un passato che tocca persino il dramma di Auschwitz e le sue conseguenze.



 

 

 
 
 
 

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