Il diario del professor Abraham Van Helsing

Il diario del professor Abraham Van Helsing
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Abraham Van Helsing, medico anticonformista e di larghe vedute, durante un convegno in Ucraina assiste alla relazione del dottore ungherese Radu Borescu, che descrive tra lo scherno dei colleghi un’epidemia di vampirismo nel suo paese natale. Van Helsing, incuriosito, avvicina Borescu, che lo invita a visitare l’Ungheria. Van Helsing accetta: è l’inizio di un incubo terribile per Van Helsing e la sua famiglia...

Scrivere un prequel di Dracula, uno dei romanzi-cardine dell’immaginario occidentale, non è uno scherzo, e Allen C. Kupfer, professore di college finora cimentatosi soltanto nella versione letteraria di due giochi di ruolo doveva averlo ben presente quando si è lanciato (con un po’ di incoscienza) in questa sfida. Di qui secondo me l’idea (la necessità) di dare credibilità e fascino all’operazione, di qui la trovata del romanzo in forma di diario (mutuata dal capolavoro di Stoker), che sa tanto di ‘800 e dà alla vicenda un bel colorito virato seppia che non guasta, di qui le illustrazioni (davvero belle, a firma di un non meglio precisato V.H.) che accompagnano la storia come succedeva nei libri per ragazzi nel secolo scorso. Ma non basta: l’autore aggiunge il suo libro alla folta schiera di quei romanzi che ‘simulano’ l’esistenza di un manoscritto trovato in soffitta o in un vecchio baule e si limitano – nella finzione narrativa – a riportarne ed al massimo commentarne il contenuto. È il caso de Il diario del professor Abraham Van Helsing, che Kupfer finge di trovare negli oggetti appartenuti a suo nonno Daniel, amico personale del medico cacciatore di vampiri. Il buon professore, per rendere ancor più credibile il suo ‘ritrovamento’, fa precedere il diario da un’introduzione nella quale sostanzialmente dice: “Maledetto il giorno che ho pubblicato questo diario, ora tutti i colleghi pensano che io sia un furbo imbroglione mentre i patiti dell’horror non mi danno tregua”. Siamo seri, Allen... Tra citazioni colte (La Belle dame sans merci di Keats, Faustine di Swinburne) e ambientazioni esotiche (Ungheria, Persia), Kupfer racconta l’apprendistato di un giovane medico progressista che messo di fronte alla minaccia di una ‘pestilenza’ antica come il mondo e di predatori malvagi e spietati reagisce, e diventa un cacciatore temibile e implacabile, una figura eroica e solitaria che tiene alto il vessillo del positivismo scientifico ottocentesco contro le tenebre della superstizione e della morte. Niente male, come spunto: Van Helsing, la nemesi di Dracula, è un personaggio che può diventare oro nelle mani di uno scrittore, ed effettivamente ha un background per nulla esplorato da Bram Stoker, e quindi tutto da inventare. Kupfer – ahilui – non centra quasi nessuno dei suoi bersagli e non va al di là del ‘compitino’: sulla poltrona non si sobbalza mai, né per i colpi di scena né per qualche trovata stilistica. La scrittura è gradevole ma piatta, il plot grigio e a tratti addirittura noioso. Vedi alla voce: occasione persa.



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