Il diavolo nel cassetto

Il diavolo nel cassetto
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Friedrich ha circa trent’anni quando arriva a Küsnacht in occasione di un convegno di tre giorni a cui partecipano esperti e scrittori da ogni parte del mondo. Il suo compito, su mandato dello zio, fondatore di una piccola casa editrice, è quello di scovare manoscritti da poter pubblicare al fine di inaugurare una nuova collezione editoriale. Proprio durante il convegno, Friedrich ha l’occasione di incontrare Padre Cornelius, un religioso dal carattere introverso e cupo, che gli racconta una storia incredibile di cui si è reso involontario protagonista. Dieci anni prima mentre era a Dichtersruhe, in qualità di vicario, a sostegno del parroco, si era imbattuto, a suo dire, nel diavolo in persona. Questo aveva assunto le fattezze di un editore di Lucerna, tale Bernhard Fuchs, un uomo sgradevole dai capelli untuosi e dal riso “sgangherato”, che in poco tempo aveva però conquistato tutti gli abitanti del luogo. La ragione è presto spiegata: gli abitanti di Dichtersruhe erano gente strana, quasi tutti imparentati fra loro, avevano nella maggior parte dei casi un carattere chiuso e indisponente ma erano tutti, nessuno escluso, contagiati dal demone della scrittura. Quale migliore occasione quindi che ospitare un editore famoso in paese e avere inoltre la possibilità di partecipare ad un prestigioso premio letterario con la speranza di veder pubblicato il proprio manoscritto? Padre Cornelius sembrava essere l’unico ad accorgersi che l’editore in realtà nascondeva istinti malvagi e non aveva altro scopo che seminare zizzania tra le ingenue vittime dei suoi perversi giochetti. In breve, il paese cominciò a perdere la testa, pervasa da istinti competitivi, la gente rimaneva chiusa in casa e una nuvola nera sembrava incombere sui destini di tutti. Solo una bambina di nome Marta avrà il potere di smascherare il diabolico invasore e di dare ai fatti una piega tragica e inaspettata…

Paolo Maurensig non è mai stato uno scrittore convenzionale, basti ricordare il suo romanzo d’esordio, La variante di Lüneburg, o il successivo Canone inverso, opere originali e ricche di suggestioni in cui lo schema narrativo, mai lasciato al caso, incanta e disorienta il lettore sin dalle prime pagine. Ex agente di commercio, Maurensig arriva alla scrittura alla soglia dei cinquant’anni, dopo una profonda conoscenza del mondo dell’editoria, e confeziona diciassette romanzi in poco meno di venticinque anni. Una produzione articolata la sua, che presenta però alcuni elementi ricorrenti quali la rappresentazione simbolica dei luoghi, la presenza di un immaginario riconducibile al soprannaturale, la caratterizzazione dei protagonisti attraverso la tematica dell’ambivalenza, quel “doppio” che ricorre sempre nei suoi scritti e che, a suo dire: “allude alla duplice polarità di tutto ciò che esiste”. Ne Il diavolo nel cassetto ritroviamo intatte le tematiche a lui care con guizzi da tragicommedia che spiazzano il lettore, offrendo di volta in volta delle chiavi di lettura sempre originali e ricche di simbologia. Il diavolo, ormai estromesso dai consessi finanziari e spirituali, sceglie come terreno fertile per le sue cospirazioni proprio la società letteraria, “non solo perché la letteratura è l’ultimo lembo del sapere che gli riconosca ancora una certa credibilità, ma anche perché è il luogo dove ogni vanagloria, alimentata dall’invidia, cresce a dismisura”. L’editore svizzero, dalle sembianze ben poco accattivanti e dal passo sciancato, sa bene come far leva sulla vanità degli aspiranti scrittori del paesello elvetico, e in un mondo in cui la noia e la disillusione fanno da padroni, diventa “un taumaturgo capace di proporre rimedi, di ridare speranze, di ricostruire illusioni”. Insomma un ritratto feroce ma per certi versi veritiero di ciò che è diventato il mondo della letteratura di oggi che finisce inevitabilmente “per misurarsi con il chiacchiericcio da strada”. Lo spettro dell’invisibilità guida chiunque, anche i più sprovveduti, a misurarsi in un campo in cui le competenze contano pochissimo. “Meglio essere accusati, calunniati, derisi, piuttosto che ignorati. Che cosa induce la gente a scrivere, se non questo vago timore di non aver fatto abbastanza se garantirsi un seguito di vita”. Lo sguardo che Maurensig getta su questa nuova umanità in cammino è dissacrante e lucidissimo, e resta tale lungo tutto il racconto che non perde di mordente ma viene costantemente alimentato da una vena creativa ingegnosa e criptica fino all’ultima pagina. Il soprannaturale governa ovunque le azioni degli uomini creando suggestioni da cui non è immune nemmeno il mondo della natura e quello dei bambini. Il richiamo all’opera di Goethe, a cui è dedicato il premio letterario promosso dall’editore diabolico è forse scontato ma funzionale allo svolgimento dei fatti. D’altronde, l’influenza dei grandi autori del passato nell’opera di Maurensig non è un mistero per nessuno: le atmosfere fantastiche care a Hugo, Hoffman, Poe ma anche agli stessi connazionali, Landolfi, Pirandello, Svevo riecheggiano spesso nella sua produzione letteraria, caratterizzandone e arricchendone l’impalcatura estremamente moderna. L’autore ci mette in guardia dalle facili illusioni, dai sogni di gloria, dalla rincorsa di ideali fallaci, sembra ricordarci che l’intelligenza dovrebbe sempre guidare ogni nostro gesto, anche nel silenzio di una pagina bianca, perché è meglio una parola in meno che dover vendere la pelle al diavolo. Gli aspiranti scrittori sono avvertiti. I sedicenti tali si ricordino sempre che, come scrisse Goethe: “l’arte è lunga, la vita è breve, il giudizio difficile”. Meditate, gente, meditate.



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