Il dio del deserto

Il dio del deserto
È passato tanto tempo da quando l’amata Lostris è morta. Taita, l’eunuco, il mago, il poeta, il medico, l’ha amata come un uomo ama una donna per tutta la vita, da quando è nata fino a quando è spirata tra le sue braccia. È stato la sua guida, è stato consigliere del faraone Mamose suo marito. Ora è al fianco di suo figlio Tamose che siede sul trono e lo ama come un padre. Taita avrebbe voluto morire con lei, ma sapeva di non potersi tirare indietro davanti all’ultimo atto d’amore nei suoi confronti: prendersi cura delle sue figlie, le principesse Tehuti e Bakatha. Le due ragazze adesso sono due splendide adolescenti, e a sedici e quattordici anni promettono di diventare due donne meravigliose, soprattutto la maggiore così identica a sua madre. Ma è soprattutto il regno che ha ancora bisogno dell’intelligenza straordinaria dell’ex schiavo per tentare di scacciare più indietro, ancora una volta, e magari per sempre, i rozzi Hyksos che continuano a premere a nord ai confini, impedendo l’accesso importantissimo al Mediterraneo. Più di ogni altra cosa in questo momento è necessario avere un alleato forte e potente proprio in quell’area. La scelta migliore è decisamente Minosse di Creta. L’Egitto dispone di riserve enormi di grano da usare come merce di scambio e pegno d’alleanza ma ha anche qualcosa di assai più prezioso:le bellissime principesse di sangue reale. Niente di meglio che un vincolo di matrimonio per un patto solido col potente sovrano. Raggiungere l’isola però significa affrontare un viaggio pericoloso lungo il Nilo e in mare aperto, e le due principesse sono giovani e di carattere poco malleabile. Ed è impossibile, anche per Taita, comandare ai loro cuori…
Dopo più di vent’anni dal suo esordio, torna l’amatissimo Taita, l’eunuco ex schiavo divenuto il più fedele, saggio e astuto consigliere di due generazioni di faraoni, personaggio che – ha confessato Wilbur Smith -  occupa un posto speciale nel cuore del suo autore che lo considera una specie di alter ego. Torna quindi ad affascinare i lettori con le sue doti straordinarie, la sua abilità di stratega e la sua immodestia, e li coinvolge trascinandoli di nuovo tra avventure, combattimenti e passioni sulle sponde del Nilo e in mezzo a paesaggi mozzafiato che nessuno come “il maestro dell’avventura” è capace di descrivere in modo così vivido e intrigante. Nessuno come lui permette al lettore di perdersi e astrarsi per ritrovarsi immerso nelle storie e nei luoghi, sia che racconti la sua amata Africa, sia che faccia rivivere la magia dell’Antico Egitto. Si potrebbe consigliare ai pochi che non si siano mai avvicinati a questo scrittore straordinario  - a più di ottant’anni lucido come mai! – di cominciare proprio dal ciclo d’Egitto che, a detta di molti lettori, risulta essere il più amato. Ma ogni singolo romanzo di Smith, soprattutto quelli del ciclo dei Courtney (i preferiti dalla sottoscritta) e di quello dei Ballantyne, significa ore di pura evasione e divertimento. Non può essere un caso che in Italia, dove pare si legga sempre meno, ogni sua nuova uscita è accolta con grande entusiasmo e raggiunge rapidamente le vette delle classifiche di vendita. Una garanzia assoluta.

Leggi l'intervista a Wilbur Smith

 

 

 

 
 
 
 
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