Il diritto di contare

Il diritto di contare

Se scaviamo nell’immaginario collettivo delle prime spedizioni spaziali della NASA è facile pensare a scienziati ed astronauti prevalentemente uomini, prevalentemente bianchi. Eppure, prima ancora della passeggiata di Neil Armstrong sulla Luna e prima ancora che John Glenn entrasse in orbita intorno alla Terra, un gruppo di matematiche professioniste, considerate dei veri computer umani, usarono calcolatrici, matite e le loro menti brillanti per scrivere le equazioni fondamentali per il lancio di missili ed astronauti nello spazio. Tra queste donne c’erano anche molte afroamericane, scienziate di gran talento, la cui storia è rimasta pressoché sconosciuta per decenni. Quando in Europa la Seconda guerra mondiale mieteva milioni di vittime, il settore aeronautico americano aveva un’urgente necessità di gente valida e con conoscenze spendibili in un’industria in velocissima espansione. Ed ecco che le matematiche afroamericane, relegate fino ad allora nella società segregazionista e maschilista a impieghi al di sotto delle loro vere possibilità, finalmente ebbero l’opportunità di avere accesso ad un lavoro che sembrava irraggiungibile fino a pochissimi anni prima. In tante risposero alla “chiamata” a servire il proprio Paese, trasferendosi in Virginia e cominciando a lavorare nel laboratorio aeronautico “Langley Memorial”. Nonostante le leggi obbligassero queste scienziate a lavorare separate dai colleghi bianchi, la spinta all’integrazione razziale venne data proprio in quegli anni in cui la NASA conobbe un’espansione senza precedenti e proprio in uno stato, la Virginia, in cui per esempio, i matrimoni tra bianchi e neri erano ancora vietati…

“L’idea che delle donne di colore siano state reclutate come matematiche nella sede della NASA nel Sud degli Stati Uniti durante la segregazione supera le nostre aspettative e mette in discussione molto di ciò che siamo convinti di sapere delle vicende americane. È una grande storia , e già solo per questo merita di essere raccontata”. È così che nasce Il diritto di contare: da uno straordinario lavoro di ricerca , dall’impianto prettamente giornalistico, di Shetterley Margot Lee . Figlia di un ingegnere afroamericano impiegato alla NASA, Margot Lee ebbe accesso alle storie di molte famiglie di afroamericani impiegati al “Langley Research Center”, e cominciò questo suo lavoro di ricerca sulle matematiche nell’ombra attorno all 2010. Il libro scava nelle storie di Dorothy Vaughan, Mary Jackson, Katherine Johnson e Christine Darden: quattro rappresentanti di un esercito di sconosciute scienziate che cambiarono la storia degli Stati Uniti. Christine Darden prestò servizio per oltre 40 anni alla NASA; Mary Jackson fu la prima donna afroamericana ingegnere, sfidando le barriere del razzismo e della segregazione razziale; Katherine Johnson si occupò dei calcoli e del lancio della Freedom 7e ricevette nel 2016 la Presidential Medal of Freedom per i servizi prestati alla scienza e al suo paese; Dorothy Vaughan fu una delle prime programmatrici della storia della NACA (che poi sarebbe diventata NASA) e nel 1948 fu la prima nera ad ottenere un ruolo da supervisore. Shetterley Margot Lee riporta alla luce queste preziosissime “figure nascoste”, e il loro esempio di lotta per la propria affermazione sociale e lavorativa. Il libro è stato portato sui grandi schermi nel 2016 da Theodore Melfi, meritando varie nominations agli Oscar ma soprattutto riuscendo a far conoscere un pezzo di storia degli Stati Uniti fino ad ora sconosciuto. Interessante.



 

 

 

 
 
 
 

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