Il diritto di opporsi

Il diritto di opporsi
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È il 1983, Bryan ha ventitré anni, frequenta la facoltà di legge di Harvard ed è iscritto a un tirocinio in Georgia quando gli dicono che deve recarsi nel braccio della morte per incontrare un condannato alla pena capitale. Non si sente pronto il giovane studente, non ha mai visto un carcere di massima sicurezza e teme fortemente di non essere in grado di gestire la situazione. Si è iscritto a quel tirocinio a cuor leggero, non considerando la probabilità di dover incontrare un detenuto da solo, senza la presenza di un avvocato. Cercando si tenere a bada la paura che alberga nel suo animo, con il cuore che batte a mille, Bryan si reca presso il carcere, guidando da Atlanta in direzione sud, lungo l’interstatale 75, sino a raggiungere l’isolata cittadina di campagna sita appena fuori Jackson. I pensieri del ragazzo sono molteplici e non fanno che aumentare i suoi timori. Bryan non sa nulla sulla pena capitale, non ha ancora seguito il corso di Procedura Penale, non ha avuto modo di visionare l’iter che dà vita a un procedimento per la pena di morte. Quasi si rimprovera lo studente, per non essersi preparato adeguatamente. Il timore più grande di Bryan è quello di deludere l’uomo che lo aspetta, di non essere in grado di poterlo concretamente aiutare. Del resto, è così convinto di diventare avvocato e soprattutto quel tipo di legale? Al college Bryan ha studiato Filosofia, ma si è poi reso conto che per portare a casa lo stipendio avrebbe dovuto scegliere un corso di laurea differente. Si è così imbattuto nella facoltà di Legge, che per fortuna rispetto ad altre non richiede alcuna competenza in materia per potervi accedere. Gli è sembrata un’ottima cosa quella di studiare Legge a Harvard e nel frattempo ottenere una laurea in Politiche pubbliche, conseguendola presso la Kennedy School of Government. Non ha le idee chiare Bryan su quello che vuole fare da grande, ma di una cosa è assolutamente convinto: vuole dedicarsi alla causa delle ineguaglianze razziali. Bryan desidera che la sua vita sia dedita alla lotta per la giustizia e che sia dalla parte degli indifesi e dei più deboli. Il giovane vorrebbe ardentemente proiettare la sua esistenza verso tutte quelle cose a cui ha dovuto assistere da spettatore inerme, che spesso lo hanno ferito fino a farlo infuriare. Bryan deve solo capire bene come collocare questa sua volontà nella sua futura carriera lavorativa…

Un romanzo forte, carico di argomentazioni giuridiche, ma dai risvolti profondamente umani Il diritto di opporsi di Bryan Stevenson. Bryan è un giovane avvocato di origini afro-americane, quando decide di abbracciare la causa in difesa degli emarginati, di chi è stato falsamente accusato o rinchiuso nel braccio della morte, con delle probabilità di sopravvivenza nulle. Si chiama Walter McMillian il condannato a morte per l’omicidio di una ragazza bianca (nonostante una miriade inconfutabile di prove abbattano ogni accusa contro di lui) che Stevenson è chiamato a difendere. L’avvocato si trova a dover combattere contro qualcosa che va al di là di un regolare processo: McMillian è nero e chi lo accusa è una sola persona, bianca avvezza a delinquere. Questo, però, poco importa, perché il colore della pelle dell’accusato fa sì che un solo testimone, se pur non attendibile, basti per definirlo colpevole. Sono innumerevoli le avversità che il condannato e il giovane Bryan devono affrontare per poter cercare di agguantare quello che si chiama senso di giustizia, che dovrebbe essere garantito a ogni essere umano. Stevenson consegna al lettore un romanzo dal sapore particolarmente aspro, una lettura potente e coinvolgente, intrisa di rabbia e dolore, che non dimentica di donare quella speranza che fa credere in un mondo migliore. La vicenda del condannato McMillian è il perno del romanzo, intorno alla quale ruotano altre storie di giovani emarginati, carnefici e vittime a loro volta di un’assurda società che non educa, che non riesce e spesso non vuole dare un valido sostegno alle famiglie in difficoltà. Una coincidenza curiosa, che offre un amaro spunto di riflessione è il luogo dove si svolgono i fatti, Monroeville in Alabama, città che ha dato i natali a Harpeer Lee, autrice de Il buio oltre la siepe, le cui vicende non si differiscono molto da quelle del protagonista McMillian. Storie di razzismo quelle narrate da Stevenson, con una scrittura semplice, lineare ma pungente. Vicende di vita vera che raccontano di chiusura mentale, di voluta cecità, di una macabra accettazione della più becera discriminazione dell’altro. Energiche e coraggiose testimonianze, che fanno luce anche sul risvolto della medaglia tutto in positivo, creato da quelle persone, chiamate attivisti, che si battono contro l’ignoranza, uno dei muri più duri da demolire. Con Il diritto di opporsi, che conosce ora la trasposizione cinematografica per la regia di Destin Daniel Cretton e l’interpretazione di Michael B. Jordan, Brie Larson e Jamie Foxx, Stevenson – attivista per la giustizia sociale e fondatore della Equal Justice Initiative – ha voluto trasmettere un messaggio potente sulla forza terribilmente devastante dei pregiudizi, dei preconcetti e della discriminazione razziale e su quella potentemente costruttiva e autorevole del coraggio di voler cambiare le cose, affinché la giustizia possa davvero essere uguale per tutti.



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