Il disertore

Il disertore

Il treno su cui sta viaggiando il soldato Walter Proska si ferma a Prowursk: c’è bisogno di “far bere” la locomotiva. Alcuni soldati scendono per fare la guardia al convoglio. Mentre Walter, dall’interno, sta parlando con uno di loro, una ragazza dai capelli rossi si avvicina ai due militari per chiedere un passaggio. Se la guardia le intima di andare via, Walter non è dello stesso avviso: la fa salire di nascosto. La ragazza si chiama Wanda, ha ventisette anni e porta con sé una brocca che contiene le ceneri di suo fratello. Wanda è strana: legge la fronte e si esprime in maniera ambigua: parla di mine, di treni che saltano in aria e della gente che li fa saltare. Poco prima di Tamaschgrod il convoglio si ferma: sale un’ispezione della polizia militare. Walter obbliga Wanda a scendere e a nascondersi. E Wanda non torna più. Nemmeno quando il treno riparte, con Walter che la chiama, ma invano. Si mette allora a frugare dentro la brocca lasciata dalla ragazza e scopre che all’interno non ci sono ceneri, ma candelotti di dinamite. Li scaraventa fuori dal finestrino e si mette a dormire. Si sveglia giusto in tempo per sentire il convoglio passare sopra una mina e volare al di fuori delle rotaie...

“È vero, metto spesso i miei personaggi in una situazione particolare in modo che la pressione a cui sono sottoposti li costringa in un modo o nell’altro a reagire”. Così diceva l’autore di questo libro in una conversazione con Geno Hartlaub, scrittrice tedesca del secondo dopoguerra. Banale, scontato, prevedibile dire che questa frase rispecchia questo romanzo. Per nulla banale è invece la caratterizzazione del protagonista, Walter, ovvero il disertore. Lenz stesso durante la Seconda guerra mondiale lo è stato, fuggendo in Danimarca e venendo fatto poi prigioniero dai britannici. Non è per nulla azzardato dunque – seppur non conoscendo i particolari della sua diserzione – identificare, almeno in parte, la condizione, i pensieri del protagonista con quelli dell’autore stesso. Il disertore è una persona sempre sotto pressione, non sa mai di chi fidarsi né sa se le altre persone si fidano di lui. È una figura scomoda, che in un modo o nell’altro è sempre al centro dell’attenzione, qualunque cosa dica o faccia. Non può che nascere una domanda: il disertore è un vigliacco perché abbandona i suoi camerati o è coraggioso perché riesce a evitare una situazione spiacevole? La verità non sta proprio nel mezzo, ma quasi. Almeno secondo Lenz. Sensi di colpa, pensieri scomodi abitano la testa di un disertore, ma non possono durare a lungo. Non se si ha salva la vita, non se si è fuggiti dall’esercito nazista.



 

 

 

 
 
 
 

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