Il disprezzo

Il disprezzo

Riccardo Molteni è un giovane e talentuoso sceneggiatore che si trova in bolletta per aver fatto il passo più lungo della gamba con l’acquisto di un appartamento. Sua moglie, la languida Emilia, sembra essere il centro del suo mondo. I rapporti fra loro sono stati idilliaci per i primi due anni, mai una discussione, mai un problema nonostante le difficoltà logistiche di una stanza in affitto come nido d’amore e lo stretto indispensabile per campare. Ora, proprio quando il successo ha iniziato a strizzare l’occhio a Riccardo grazie al sodalizio professionale con il produttore Battista, l’intesa sentimentale è precipitata in un vortice di silenzi e mezze  parole. Lei è perennemente chiusa in fastidioso mutismo mentre lui osserva impotente la crescita esponenziale della propria gelosia chiedendosi continuamente cosa possa essere accaduto di così grave per aver imbarbarito a tal punto la loro relazione…

La gestazione de Il disprezzo (1954), titolo di spicco della pruriginosa produzione moraviana, è stata alimentata con i veleni di un’ unione in rovina, quella tra lo scrittore romano e la sua prima moglie, Elsa Morante. Si tratta di un dato molto importante per comprendere questo articolato affresco psicologico in cui la vita del protagonista si illumina e si rabbuia contestualmente al rapporto con Emilia. Molteni è uno scrittore prestato per necessità economiche al cinema, cerca stabilità ed equilibrio professionale guidato dal proprio talento e dalla propria moderata ambizione di vivere agiatamente. Emilia è una donna silenziosa, probabilmente fascinosa, probabilmente sensuale. Dico “probabilmente” perché caratteristica del romanzo (e di gran parte della produzione dell’autore) è il filtrare la personalità di tutti i personaggi attraverso la lente ora deformante ora chiarificatrice del protagonista. L’opera lascia ampio spazio alle riflessioni psicologiche di Riccardo che, col passare delle pagine, si accorge di amare davvero Emilia proprio perchè la sta perdendo. Il disprezzo che lei prova nei suoi confronti, mai esplicitamente spiegato, confonde e altera la percezione della realtà del protagonista il quale non riesce più a lavorare né a pensare con lucidità. Formula congetture, si protende verso romantici vaneggiamenti suicidi, trama capricciose e inconsistenti vendette per un ipotetico onore danneggiato mentre Emilia resta costantemente ancorata ai propri monosillabici rifiuti, ai mugugni e agli sguardi insofferenti. La fedeltà tra i due, mai messa in dubbio sino all’ambiguo epilogo, non fa rima con amore ma con utilità; l’utilitarismo tipico della mentalità borghese contro cui Moravia ha combattuto la sua lunga crociata letteraria. Pietra angolare del pensiero moraviano, Il disprezzo rivela con eleganza stilistica e algida fermezza concettuale il lato oscuro del rapporto matrimoniale, calandolo in una cornice sofisticata e lussuosa, degna del miglior Fitzgerald. Da questo libro è stato tratto il pregevole film di Jean Luc Godard con Brigitte Bardot e Michel Piccoli.



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