Il divoratore

Il divoratore
Pietro è un ragazzino autistico molto chiuso, con evidenti capacità di comunicare con il mondo esterno. L’unico sistema di Pietro per dare libero sfogo ai propri pensieri è disegnare incessantemente. Il bambino ha un fratello di nome Dario, che fa parte di una piccola gang di bulli assieme a Francesco, Luca e al capobranco Filippo. Filippo è il più grande, ha tredici anni, un padre alcolizzato e una madre nevrotica. Francesco è quello che si definirebbe un bravo ragazzo ma sente dentro da sempre di sé continue pulsioni violente e quindi ha deciso una volta per tutte di seguire questi istinti assieme all’amico di sempre, Luca. Dario invece cova molta rabbia per le attenzioni speciali riservate al fratello. I ragazzini decidono così di prendere di mira Pietro e quindi riversano sul ragazzino tutta la loro rabbia insensata con insulti, sputi e angherie di vario genere. La sera stessa però Filippo sparisce misteriosamente, e vengono ritrovati sotto a un ponte nei pressi del fiume solamente la sua bicicletta e i suoi vestiti ben ripiegati. Dopo qualche giorno spariscono anche un altro bulletto e Dario, proprio mentre era in compagnia del fratello autistico. Si pensa immediatamente alla minaccia di qualche pedofilo ma Alice, insegnante di sostegno di Pietro, vuole indagare a fondo e tentare di capire cosa sia successo di preciso. Chiede perciò al bambino di disegnarle l’accaduto. La maestra ha un sussulto quando nel disegno riconosce quell’uomo vestito di nero, con le scarpe da ginnastica bianche e il bastone. Quello è infatti l’Uomo dei Sogni, il vecchio che disturba il sonno di Alice fin dalla sua infanzia. L’incubo è ritornato dal passato e Alice, con l’aiuto del suo compagno Stefano, è intenzionata a fare luce sull’intera vicenda...
La scrittrice-rivelazione Lorenza Ghinelli, scoperta da Gordiano Lupi, oggi lavora (anche) come sceneggiatrice ed editor per la celebre casa di produzione cinematografica e televisiva Taodue. Questo impegno dell’autrice nel mondo dell’entertainment visivo risalta moltissimo anche in questa suo romanzo, un thriller-noir dalle tinte forti, un susseguirsi di immagini fugaci che rimandano chiaramente a una scansione ‘cinematografica’. Il divoratore è caratterizzato inoltre dalla totale assenza dei facili colpi di scena tipici del genere, in favore invece di una costruzione della trama molto lineare e priva di sbavature che però riesce a mantenere la suspence sempre a livelli molto alti. Il romanzo peraltro ha caratteristiche inconsuete nel panorama di genere, lo stile per esempio è raffinato, caratterizzato da un linguaggio molto ricercato e da un lessico elevato, frutto evidente di un approccio molto calcolato, direi cerebrale, che però per fortuna non ostacola in alcun modo lo scorrere agevole della trama. Lo stile colto è evidente soprattutto nei vari dialoghi tra i personaggi, sempre molto convincenti e caratterizzati da picchi di erudizione consistenti. L’introspezione psicologica è molto profonda e i brevi capitoli che compongono il romanzo sono costellati da continue visioni oniriche, illusioni, mezze verità e frustrazioni che trascinano il lettore in maniera efficace in un sentimento di angoscia perenne. Utili allo scopo anche le varie ripetizioni di alcune frasi che, susseguendosi ritmicamente, danno vita a una dimensione ossessiva tratteggiata in maniera molto precisa. Il divoratore insomma è un ottimo libro, mai scontato e ottimamente scritto che, parlando per simboli, scava nell’animo di ognuno noi e ci mette di fronte alle nostre paure ataviche.

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