Il dolore negato

Il dolore negato

Nei Paesi anglosassoni parlare del dolore per la perdita di un animale non è un tabù come da noi, anzi esiste un vero e proprio termine per definire questo stato d’animo: pet loss. Nel nostro Paese, invece, siamo restii a parlare della morte quando si tratta di una persona – si arriva a negarla ‒, figuriamoci se la perdita riguarda un animale. Anzi, quelli in lutto per un animale molto amato non vengono compresi o spesso sono derisi: quante volte avrete sentito la frase: “Ma era solo un cane!”, quasi volendo ridimensionare un dolore, quasi fosse una perdita relativa, “una perdita di serie b, non intensa quanto altri tipi di lutto”. A quelli che soffrono è così negata la possibilità di manifestare il proprio dolore, quasi fosse una vergogna. Ne sa qualcosa Alessia, una giovane donna ascoltata in studio da Pier Luigi Gallucci: “Iniziò quasi subito a commuoversi, dicendomi che si sentiva una stupida, che si vergognava: non l’aveva nemmeno detto a nessuno che veniva da me, uno psicologo, solamente perché è morto il mio gatto”. È dall’ascolto di esperienze come questa che l’autore ha deciso qualche anno fa di scrivere un lungo post nel suo blog professionale sperando di poter essere d’aiuto a quelle persone che si trovavano nelle stesse difficoltà di Alessia. Non poteva certo immaginare che quel post avrebbe presto preso vita propria, commentato quotidianamente dai lettori: “lì si incrociano frammenti di storie di vita di persone e animali, si fanno domande, si cercano consigli e sostegno, si confrontano esperienze di chi affronta o ha affrontato la morte del proprio animale domestico”...

Psicologo e psicoterapeuta, Pier Luigi Gallucci si occupa di relazioni, benessere, di tematiche gender ed anche di elaborazione del lutto. Il suo blog è seguitissimo e proprio da qui è nata l’idea di questo libricino dalla elegante veste grafica che vuole essere un piccolo vademecum per tutte le persone in difficoltà per la perdita di un animale. Ognuno di noi reagisce in maniera diversa di fronte alla morte: alcuni inizialmente negano la realtà perché troppo dolorosa da affrontare, altri soffrono in maniera anche fisica (pianto, mal di testa, fatica a respirare, costrizione al petto), altri ancora hanno bisogno di isolarsi. Non esiste una ricetta valida per tutti, ognuno segua le proprie inclinazioni. Gallucci offre però interessanti spunti di riflessione e consigli per gestire meglio il percorso di elaborazione del lutto: dal non nascondere il dolore al modo migliore per parlarne con i bambini, dalla commemorazione dell’animale (il rito ha un’importanza fondamentale perché crea un contesto in cui il dolore può venire espresso ed ha una valenza sociale oltre che personale) al ricorso al sostegno di uno psicologo in caso di necessità. In appendice la splendida leggenda del Ponte dell’Arcobaleno che commuove sempre e a cui un po’ tutti noi, adulti compresi, piace in fondo credere.



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