Il dossier

Il dossier

Timothy Garton Ash ha davanti un dossier che lo riguarda. Sulla copertina è scritto “OPK – Operative Personen Kontrolle” – Controllo personale operativo. La prima data che trova riportata nelle cartelle è quella del 1981, che indica la stesura del rapporto. Ci sono altre date: 1980, ad esempio, l’anno in cui si è spostato da Berlino Ovest (RFT) a Berlino Est (RDT). Il nome di Timothy all’interno del dossier è spesso storpiato, oppure l’uomo viene chiamato con nome in codice di Romeo, o più rudemente “oggetto”. Il rapporto che il signor Ash ha davanti è stato steso dal tenente Wendt, ma costui non è anche la persona che ha raccolto le informazioni sul soggetto in questione. A contribuire al corpus di queste pagine sono stati in larga parte gli IM – Inoffizielle Mitarbeier ‒, gli informatori non ufficiali. Ce ne sono diversi: Romeo, Michaela, Smith e Schuldt. Il dossier che il signor Ash ha davanti appartiene alla Stasi e lui ne è venuto in possesso dopo l’apertura, nel 1990, dell’Ente Gauck, ovvero l’archivio dei dossier della polizia dell’RDT. Per tutto il tempo durante il quale ha vissuto a Berlino, sia Est che Ovest, Timothy è stato spiato, e ora vuole comprendere le motivazioni che hanno spinto questi IM a collaborare con il Ministero della Sicurezza di Stato della Repubblica Democratica Tedesca...

Non un romanzo di spionaggio, non un thriller intricato, non un memoir politico. Nemmeno solo un semplice saggio (auto)biografico. A partire dalla sua esperienza personale, lo storico Timothy Garton Ash racconta quella che è stata, non solo secondo lui, un’organizzazione statale con una gestione di spie, controlli, repressioni e, perché no, anche con principi forse molto simili a quelli della Gestapo nazista. Ovvero la Stasi. Di questa Ash non descrive meccanismi, modi di operare, né svela segreti sconcertanti. Si occupa del lato non ufficiale, quello “popolare”, ovvero gli IM. Dopo aver scoperto le loro identità a seguito dell'apertura, nel 1990, dell’Ente Gauck – istituzione che permette ai diretti interessati la consultazione dei loro dossier compilati dalla Stasi ‒, lo storico torna in Germania a cercare i suoi IM personali per intervistarli, per avere un loro parere, per chiedere il motivo della loro collaborazione. “Perché giusto”. “Mentalità, fedeltà e lealtà allo Stato”. “Dovere di un bravo cittadino”. Queste, riassumendo brevemente, sono le motivazioni. Le stesse che adducevano i collaboratori volontari della Gestapo, appunto, i famosi “volenterosi carnefici di Hitler” dell’omonimo, epocale saggio di Daniel J. Goldhagen. Questa somiglianza mette i brividi e permette a malapena di comprendere quali fossero le attività, i contatti, le informazioni della polizia della RDT. Questa rete non solo spiava gli stranieri, ma anche (e soprattutto) gli autoctoni: non di rado, riporta lo storico, accadeva che il marito spiasse la moglie e viceversa. Lo Stato controllava le persone, senza alcuna distinzione, sistematicamente e in maniera meticolosa. Ma tutto ciò si è saputo soltanto in seguito alla desecretazione dei dossier. In che misura oggi per esempio il servizio segreto britannico (MI5 ed MI6), i cui dossier sono inaccessibili, spia la vita privata delle persone? Bella domanda, vero? Una domanda a cui Timothy Garton Ash, sebbene provandoci, non riesce a dare riposta.



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