Il dottore di Varsavia

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Varsavia, 17 gennaio 1945. Misha è a Varsavia, con la foto di Sophia tra le mani e una grande nostalgia nell’anima. Non vede la persona che ama di più al mondo da tanto, troppo tempo. Fa freddo, ma i combattenti della Prima armata polacca sotto il comando russo sono di buon umore e scherzano, cercando di coinvolgere un imbarazzato Misha. Si scherza, perché vogliono tutti bene a quel giovane polacco che non si tira mai indietro quando si tratta di entrare in territorio nemico ed è sempre il primo ad offrirsi per cercare un transito sicuro per carri armati e militari. Ed eccoli a liberare Varsavia, una città devastata dalla furia germanica: nemmeno del ghetto c’è più nulla, quello dove circa tre anni prima lui e mezzo milione di ebrei hanno vissuto. Ed eccoli a Ulica Krochmalna, quella che un tempo era la sua strada, la sua casa, dove ha svolto la professione di insegnante: l’orfanotrofio non è crollato, ci sono le finestre rotte, ma è ancora lì, in tutta la sua imponenza. Niente bambini, perché la crudeltà umana spesso non ha limiti. Quanti ricordi, quanto dolore nel vedere la sua città e un suo pezzo di vita distrutti. Piange Misha, ricordando il dottor Korczak e tutto l’amore che ha dedicato ai suoi bambini, a quei tanti orfani che ha strappato alla fame e alla vita di strada. Il cuore si gonfia di malinconia, pensando a quella lezione di Korczak a cui ha assistito, quando ha capito che avrebbe fatto l’insegnante. Il cuore si riempie d’amore e le lacrime scendono copiose, quando rivede la scena dell’incontro con Sophia, una ragazza dai tratti comuni, di cui si innamora all’istante, dalla quale non riesce a staccare lo sguardo e a cui il suo cuore apparterrà per sempre. Sono passati otto anni, anni di lotte, amore e sofferenze e Misha non sente più il freddo del vento che lo avvolge, in preda al calore delle rimembranze…

Protagonista indiscusso de Il dottore di Varsavia di Elisabeth Gifford è il dottor Janusz Korczak, pedagogo e medico polacco ebreo, anch’egli vittima dell’Olocausto. Il medico è stato direttore della Casa degli orfani, un orfanotrofio in/con cui, dal 1911, ha cercato di dare un’esistenza dignitosa ai bambini rimasti senza famiglia. La Gifford, con una scrittura scorrevole, semplice e a tratti toccante, narra la storia della fine del grande operato del dottore, voluta dai nazisti. L’autrice consegna al lettore una figura forte e coraggiosa: il Pan Doktor, che si rifiuta di mettere la fascia da ebreo, che va di casa in casa, soccorrendo e portando con sé bimbi che altrimenti finirebbero in strada. Il dottore che vuole insegnare e spera di tramandare la necessità del rispetto per il bambino e l’importanza dell’empatia tra adulto e bimbo. Quello stesso dottore che prepara i bambini alla morte, perché è un loro diritto morire serenamente, quello stesso medico che dà dignità alla loro vita presente e cerca di far valere, per ogni ragazzino, il diritto a essere quello che è. Non è solo Pan Doktor: con lui c’è sempre la rassicurante Pani Stefa, la direttrice dell’orfanotrofio, che ha dedicato la sua vita intera ai bambini. Due persone che cercano di amare i ragazzini come andrebbero sempre amati e vicino a loro Misha e Sophia, tra i pochi sopravvissuti all’Olocausto. Una penna forte se pur delicata quella della Gifford, nel descrivere l’orrore perpetrato dai nazisti in quegli anni. L’autrice attraverso le emozioni dei personaggi traccia un pezzo di storia, accompagnando il lettore in un percorso di sette anni in cui la Polonia passa dalla serenità di un popolo che crede nella fratellanza e nell’unione alla devastazione delle cose e dell’anima. L’attenzione della scrittrice nei confronti di figure che hanno dedicato la propria vita al bene dei bambini è sempre stata alta: già nel 2013 la Gifford ha pubblicato The House of Hope, in cui ha raccontato la biografia del dottor Joyce Hill, fondatore di una casa per piccini abbandonati in Cina. Il dottore di Varsavia descrive il tormento e il dolore ma racconta anche l’amore, quello che non muore mai, quello che lotta, che sovrasta ogni cosa, quello tra Misha e Sophia, che nonostante la guerra, nonostante la perdita dei propri cari, lottano unicamente per i loro sentimenti. Un romanzo colmo di durezza e sofferenza, ma anche di coraggio e sentimento: un libro da leggere, perché non si può non prendere coscienza di quanto un uomo come Korczak abbia fatto, mosso unicamente dall’affetto per gli esseri umani. Gli insegnamenti di Pan Doktor sono raccolti in un piccolo libro, Il diritto del bambino, stampato nel 1929, mentre i suoi ricordi sono racchiusi ne Il diario del ghetto, pubblicato nel 1958 grazie al suo allievo Igor Newerly. Uno scritto commovente, in cui le vive sensazioni del dottore si toccano con mano: è tangibile il suo sconforto e altrettanto evidente la sua forza e la sua voglia di andare avanti, perché la potenza dell’Amore, quello vero, quello puro, è fonte inesauribile di forza.

 


 

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