Il Duca e il Cortigiano

Il Duca e il Cortigiano

Urbino (soprattutto). Giugno 1502-febbraio 1504. Alla vigilia dell’inizio dell’estate, braccato da Cesare Borgia, il 30enne duca Guidobaldo da Montefeltro è costretto a fuggire da palazzo, lasciandosi alle spalle quindicimila soldati, giullari e prostitute, i preti e la popolazione “civile”. Lo accompagnano in tre; fra di loro, a cavallo di Leongrifo, il “cortigiano” gran guerriero 26enne Ferrante, sottili curati baffi, occhi azzurri, lunghi e mossi capelli castani, elegante raffinato ardimentoso, ultimo e illegittimo figlio di Ferdinando I d’Aragona, re di Napoli. Si rifugiano qualche tempo in una casa isolata fuori dal piccolo borgo di Montemaggiore, decrepita all’esterno, magnifica all’interno, con un variopinto biodiverso giardino e una fabbrichetta di ceramiche e vasellame di terracotta. Ne sono proprietari nonna Zenobia Andreoli, il suocero Jan Middelburg, la bella nipote 20enne Aura Middelburg, bionda con occhi verdi, che si occupa dell’orto, del frutteto e delle piante medicinali, dei decori e degli amati libri. Fra fughe rocambolesche, storiche sommosse, epiche battaglie, eventi storici e intermezzi personali, nasce e si consolida un grande amore fra Ferrante e Aura…

L’esperta insegnante alle superiori, giornalista di lunga data, lombarda d’acqua dolce Luciana Benotto narra in terza varia (soprattutto laddove c’è uno dei due) una relazione affettiva, immergendola con cura nella politica e nella cultura, nelle dinamiche sociali e nelle passioni artistiche del Rinascimento italiano. Il contesto di quegli anni è il papato legato ai Borgia (gelosie e tradimenti, cospirazioni e assedi); poi a fine 1503 muoiono due papi e prendono il sopravvento i Della Rovere, il ducato di Urbino vede di nuovo valorizzata la benvoluta magnificenza maturata in tutto il Quattrocento. Le descrizioni dei palazzi e dei dipinti, degli arazzi e dei vestiti giustificano l’immediata partenza per un’ulteriore meditata visita a Urbino. Come ad altri castelli e ville raccontati fra Mantova e Pitignano, Emilia e Veneto. Il pesce dell’Adriatico era già prelibato. E già 500 anni fa si bevevano gran vini: dal Bianchello (le viti sulle colline del Metauro) ai Verduzzo e Moscato bianco (a Venezia), rossi a bianchi, santi e brulé, fin pure cordiale e sidro.



 

 

 

 
 
 
 

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