Il duello dei neurochirurghi

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Venerdì 30 giugno 1559. Il re Enrico II di Francia è il protagonista assoluto del terzo giorno dei festeggiamenti che ha organizzato per celebrare la pace con la Spagna e i conseguenti matrimoni di sua figlia quattordicenne con il Re di Spagna e di sua sorella zitella con il Duca di Savoia. Nonostante il caldo, Enrico ha indossato una pesante e splendida armatura, è montato su un magnifico destriero e sta partecipando a un torneo di cavalieri. E se la sta cavando alla grande. Nel primo assalto ha disarcionato con un colpo di lancia il suo futuro cognato. Nel secondo ha fatto rotolare nella polvere un nobile francese. Si sente giovane, si sente vivo, vuol fare bella figura davanti alla moglie Caterina de Medici e all’amante Diana di Poitiers, che lo ammirano dalla tribuna. Chiede a gran voce un terzo assalto: suo avversario è il giovane e atletico scozzese Gabriele di Lorges, conte di Montgomery. Squillano le trombe, i cavalieri partono e si scontrano: Enrico ha la peggio, solo per miracolo non cade da cavallo. Il re – rosso per l’imbarazzo – vuole la rivincita: in realtà le regole lo vieterebbero, in più non pare una buona idea a nessuno, ma Enrico insiste e siccome è lui a comandare, la rivincita si fa. Colpa di un attendente distratto, colpa del re sbruffone: non si sa, ma la visiera dell’elmo del sovrano rimane aperta. I due cavalieri si scontrano a tutta forza, entrambe le lance si spezzano e il moncone di quella del conte di Montgomery prende in piena fronte Enrico II, con violenza spaventosa. Il colpo non gli spezza il cranio, ma l’onda d’urto causa lacerazioni e migliaia di piccole emorragie nel cervello del re, che non cade da sella ma si accascia privo di sensi sul collo del suo cavallo. Viene soccorso subito e adagiato a terra, rinviene e sviene più volte, si alza e barcolla fino alla sua camera da letto nel palazzo. Una scheggia di legno di dieci centimetri viene rimossa dall’occhio destro del re, ma a parte il viso gonfio e tumefatto e il collo irrigidito, il sovrano non ha altre ferite esterne. Enrico II lamenta un (comprensibile) terrificante dolore alla testa, si assopisce di continuo e ogni tanto pare confuso. Ciononostante la sua camera da letto è affollata di cortigiani e familiari: tra loro anche i due medici giunti per soccorrere il regale ferito, che sono due fra i migliori d’Europa. Si tratta di Ambroise Paré, chirurgo ufficiale di corte e genio del trattamento delle ferite da guerra, e Andrea Vesalio, il più grande anatomista della sua epoca. I due neurochirurghi ante litteram – utilizzando anche le teste di quattro criminali che Caterina de Medici fa decapitare subito alla bisogna – devono capire se è possibile salvare il re di Francia e prima ancora la natura delle sue lesioni interne…

È quello tra Paré e Vesalio il duello – peraltro più simile a una collaborazione che a uno scontro – a cui fa riferimento il titolo del saggio di Sam Kean, comunicatore scientifico fra i migliori in circolazione, firma abituale del “New York Times Magazine” e di “New Scientist”. Per illustrare le meraviglie del cervello, Kean parte da una serie di episodi storici o fatti di cronaca celebri: la ratio è che, per dirla con le sue stesse parole, “fino a non molto tempo fa, la scienza aveva un solo modo per scrutare nei meccanismi del nostro cervello: aspettare che a qualche poveretto capitasse un grave incidente e, se il paziente sopravviveva, osservare come cambiava il suo comportamento”. Come i nostri antenati hanno intuito o definito le funzioni di diverse aree cerebrali con questo procedimento macabro ma efficace, così facciamo noi lettori a digiuno di neurologia e anatomia. E dopo aver familiarizzato con cranio e cervello scopriamo la magia della neurotrasmissione, per poi passare al controllo del corpo e delle emozioni, alle illusioni che possono alterare la nostra percezione della realtà e infine addentrarci nei misteri di memoria, linguaggio e altre funzioni superiori, tra cui il senso di sé. Tra assassini psicopatici, cannibali di Paesi esotici, feriti della Prima Guerra mondiale, cambi di gusti sessuali in seguito a lesioni cerebrali e raccapriccianti incidenti sul lavoro, la lettura è tutt’altro che noiosa o paludata, anzi a tratti l’effetto è persino un po’ troppo grandguignolesco, da circo di freaks ottocentesco. Ma il valore divulgativo è altissimo, Kean ci prende per mano e ci guida in un mondo che può presentare bellezze meravigliose e orrori indicibili a seconda di come gira la vita. E – incredibile a dirsi – questo mondo è dentro di noi, ma non appartiene a nessuna categoria metafisica, non è anima: è un mondo fatto di materia spugnosa e sangue, ed è chiuso nel nostro cranio.



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