Il falò delle novità

Il falò delle novità
Stefano Bartezzaghi afferma nell’introduzione che non avrebbe mai desiderato scrivere un saggio sulla creatività. Anzi. Avrebbe, semmai, desiderato scriverne uno contro. L’argomento sembra quasi inseguirlo nonostante l’autore sia sempre più restio. Alla fine non può che accettare la sfida. E lo fa accettando il caos che il concetto stesso di creatività implica. Si parte, nella riflessione, da circa duecento tweet ricevuti – come tema la definizione stessa di “creatività” – al Festival della Mente di Sarzana nel 2012. Ovviamente la definizione è assolutamente multiforme. Si passa da tweet più analitici a quelli più ricchi di estro: “Trovare un bottone tirolese in una spiaggia del Salento: questa per me è la creatività” è una delle definizioni che Bartezzaghi analizza. Attraverso l’uso dei social network, attraverso Twitter, si definisce - se fosse davvero mai possibile dare una sola ed unica definizione - il concetto stesso di creatività. Nella seconda parte del saggio l’autore conclude e rafforza il suo pensiero attraverso l’analisi di alcune opere di quattro grandi scrittori e saggisti che si sono occupati dell’argomento: Gianni Rodari, Bruno Munari, Italo Calvino e Zadie Smith… 
Il falò delle novità è un saggio estremamente interessante. Stefano Bartezzaghi, linguista, editorialista noto a tutti, si cimenta in una operazione molto audace: cercare una definizione, attraverso l’uso del celebre social network Twitter, della creatività è realmente complesso. Il suo è davvero un saggio caleidoscopico. Il lettore, così come Bartezzaghi consiglia, può leggerlo anche non seguendo l’ordine imposto dall’indice: può cominciare dalla fine, può cominciare dal centro, scegliere esattamente su quale delle sfaccettature della creatività cominciare a riflettere. Abbandonarsi alla creatività non è di certo una impresa semplice né tutti possono avere la capacità di farlo: per essere creativi bisogna accettare di perdere il controllo, abbandonare gli schemi di pensiero a cui si è più affezionati e incamminarsi su strade sconosciute e dagli esisti incerti, smarrirsi più volte per trovare nuove traiettorie. La lettura, in alcuni passaggi, diventa non agevole. Bisogna che il lettore tenga sempre la “guardia” alta e sia concentrato. Ma non ve ne pentirete. Bartezzaghi ci regala un saggio arguto, una lettura da sorseggiare lentamente per gustarne ogni concetto. Creatività è tutto quello che ci circonda, tocca al lettore tenere strette le fila del discorso e creare la propria definizione, poi – magari – cancellarla e ricominciare ancora una volta.

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