Il fantasma di San Michele

Pavia (e Nervi). Ora, a fine ottobre (e nell’inverno 1979). Lo scultore Gianni Malatesta è morto d’infarto mentre passeggiava di primo mattino nei pressi della basilica di San Michele Maggiore, mille anni di storia. Forse stava parlando animatamente con qualcuno, tre seminaristi dichiarano di aver visto un paio d’ombre nella nebbia, il giornale locale “La Provincia Pavese” ha evocato un eventuale fantasma. Una decina di giorni dopo, la moglie Alda riesce a far contattare la coppia dell’agenzia investigativa (Gigi) Sambuco & (Selmo) Dell’Oro, convinta che ci sia qualcosa di oscuro nel passato dei genitori del marito, forse nella stessa morte. Era un’attrice, è ormai sulla settantina, ancora molto benestante e ciarliera, paga bene, indagare può anche essere remunerativo ‒ seppur pericoloso. Selmo prima s’informa dall’amico ispettore Michele Genziana, cocciuto e filiforme; poi va a trovare Alda e qui trova la splendida Marzia, di cui l’anno prima si era innamorato, durante l’indagine sull’omicidio del marito conte; fatica a rimanere concentrato, tuttavia lei ha una relazione stabile. Selmo è stato cacciato per l’ennesima volta dalla moglie (ciuffi biondi e occhi azzurri), stufa dei tradimenti, lui ormai s’ubriaca di continuo; il collega gli mostra foto e carte del defunto scultore (reduce da una recente importante esposizione ai Musei Vaticani) e gli suggerisce di sentire innanzitutto i giovani seminaristi Luca, Alfredo e Paolo; loro insistono sul fantasma. Così i due ci si mettono di buzzo buono, vanno a trovare a Vidigulfo i coniugi Arcimboldi, lui ha novantadue anni ed era l’amico più caro e il mentore di Malatesta, conosceva bene anche la madre, ma si mostra restio a rinvangare vecchie storie. Anche così capiscono che bisogna tornare molto indietro nel tempo, sorprese e violenze non sono finite, tanto più quando si apre la pista ligure…

Il chimico dell’ENI Alessandro Reali prosegue la serie su due opposti che si integrano. Il titolo riguarda Pavia, oggi, come tutto il caso hard-boiled. Il prologo e l’epilogo sono invece noir, ambientati quasi quaranta anni fa, riferiti al maître dell’Hotel Savoia di Nervi, misurato e ossequioso, discreto conoscitore dei tempi nazisti e dei reperti d’arte, in via di essere investito. A quel punto c’è lo stacco e inizia l’avventura contemporanea. Selmo sta facendo sesso con l’amante, la giornalista Anna Salimbene; è lei a metterli in contatto con la zia Alda, sorellastra del padre, appena rimasta vedova. Dell’Oro è un tozzo tarchiato accelerato, navigato superficiale spendaccione menefreghista, già elettricista assicuratore buttafuori spacciatore, pure fascista, interista, rocchettaro, sgomma in Golf nera, ha una figlia diciottenne e scopa donne (oltre all’amata moglie Loredana), anche cortesi prostitute. Gigi lo aspetta in ufficio e pianifica le cose da fare. Sambuco è un solitario timido diesel, riservato ma laico, elegante ma triste, occhi grigi e baffi, ha perso il figlio bambino (di 7 anni) con gravi conseguenze psichiche sulla moglie Marta, va in Citroën bordeaux, indossa Clarks, ascolta Conte o Endrigo e fuma sigari toscani o pipa. La loro sesta indagine è ancora una volta narrata in terza varia, ai comportamenti dei favoriti si aggiungono i pensieri, in uno stile un poco ripetitivo. Comunque ci si appassiona, anche perché vengono enunciati e bevuti (di gusto) tutti i mitici prestigiosi vini di qualità dell’Oltrepò Pavese.



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