Il fantasma di Stalin

La metropolitana di Mosca non è proprio quello che si definirebbe un luogo ameno. Lo è ancora di meno a dar retta a chi ha giurato di avere visto aggirarcisi nientepopodimenoche il fantasma dell’uomo d’acciaio dell’era sovietica, ovvero Josif Stalin. Le voci delle strane apparizioni si diffondono, e il panico si diffonde nella capitale russa. L’incarico di fare luce sullo strano accaduto viene affidato al tenace poliziotto Arkady Renko, che immediatamente sente puzza di bruciato: secondo l’investigatore infatti il paranormale c’entra poco o niente, mentre l’ipotesi più accreditata sarebbe piuttosto quella di una manovra politica allo scopo di risvegliare nel popolo russo la nostagia per il dittatore georgiano, mai del tutto sopita. La situazione si riscalda ulteriormente in seguito a una serie di atti terroristici di matrice cecena, omicidi mirati eccellenti e un’imponente ondata di proteste da parte della popolazione. Si sospetta immediatamente la longa manus del subdolo Nikolai Isakov, oggi personaggio di spicco dell’ultradestra nazionalista ma in passato veterano delle campagne di Cecenia nel leggendario corpo dei Berretti Neri. Sempre al suo fianco il suo fedele compagno Marat Urman, anch’egli ex poliziotto e responsabile morale del massacro avvenuto all’interno della scuola di Beslan. Isakov tempo addietro ebbe anche una relazione con Eva, attuale compagna dell’ispettore Renko, e così, quando la donna sparisce, il poliziotto si mette subito alle calcagna del politico...

Il fantasma di Stalin è un thriller molto convincente, che ci immerge totalmente nelle fredde atmosfere della Madre Russia di oggi, ancora abitata dagli echi di un passato che non se ne vuole andare. La narrazione lascerà il lettore completamente senza fiato per via dei continui cambi di fronte e colpi di scena, i personaggi sono tratteggiati in maniera credibile e professionale. Renko è infatti il malinconico, perseverante e sottile servitore della legge di sempre, lo stesso che sfidava dal di dentro le elite sovietiche pre-caduta del Muro di Berlino nei legendari romanzi Gorky Park e Stella polare. La creatura letteraria di Martin Cruz Smith (che esordì nei lontani anni Settanta con lo pseudonimo di Simon Quinn), si aggira in una società in rapida trasformazione, nella quale estrema ricchezza e atroce povertà convivono una accanto all’altra e nella quale si consuma l’ennesimo crimine frutto della connivenza tra criminalità e politica. Una critica feroce e neanche troppo velata di Smith all’attuale sistema oligarchico russo traspare fin dal titolo del romanzo, che allude non a dittatori tornati dall’aldilà ma agli arroganti signori che governano le macerie di quella che un tempo era l’URSS. Consigliatissimo agli amanti degli ottimi thriller, a coloro che adorano la Russia e le sue inimitabili atmosfere e naturalmente ai fan della saga dell’ispettore Arkady Renko.



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