Il faraone delle sabbie

Il faraone delle sabbie

Gerusalemme, anno decimottavo del regno di Nabucodonosor (586 a.C.). Il profeta Geremia osserva sconsolato la valle gremita di fuochi, le trincee e gli arieti che minacciano i bastioni della città. Ormai non c’è più scampo e solo forse la sottomissione del re Sedecia alla furia di Nabucodonosor può contenere i danni; ma di fronte al cieco orgoglio del re, a Geremia non resta che fuggire assieme al compagno Baruc tentando di mettere in salvo almeno la sacra arca dell'alleanza. La porta sino al monte Oreb, il Sinai dove secondo il libro Esodo Mosè fu chiamato da Dio. Qui qualcosa lo turba a tal punto da uscirne sconvolto, quasi senza senno... Chicago, fine del secondo millennio dopo Cristo. L’egittologo William Blake, da poco licenziato dall'Oriental Institute, attraversa le strade innevate della città accolto dagli scampanellii dei tanti Santa Claus che affollano i marciapiedi e si appresta a raggiungere l'aula di tribunale dove l'attende la moglie per sancire definitivamente il loro divorzio. Ancora non sa che la sua vita subirà presto un altro rapido, sconvolgente scossone...

Avvincente, misterioso. Il faraone delle sabbie prende spunto probabilmente dall'esperienza vissuta sul campo da Manfredi stesso, che tra il 1990 e il 2004 ha partecipato agli scavi nel deserto del Neghev, a Har Karkuom, uno dei siti in cui si pensa sia localizzato il biblico Monte Sinai. Sullo sfondo dell'eterno conflitto in Medio Oriente ed un pericoloso riaccendersi delle ostilità e dei fondamentalismi, Blake – nei cui panni non possiamo non immaginare lo scrittore – si trova di fronte alla misteriosa tomba di un faraone sepolto inspiegabilmente a chilometri di distanza da quella che dovrebbe essere la sede naturale. Rivelare al mondo a chi appartiene veramente la mummia rinvenuta potrebbe sconvolgere per sempre le convinzioni e le basi su cui si fondano le tre principali religioni monoteiste. Intrigo internazionale, storia, politica e archeologia, persino un pizzico di passione: gli ingredienti per una lettura di qualità ci sono tutti. Peccato però che, nella degustazione di questa storia, la narrazione – a volte un po’ lenta – la scarsa caratterizzazione dei personaggi ed il finale forse un po’ troppo frettoloso, se pur non privo di fascino, lasciano l'amaro in bocca.



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