Il figlio della steppa

Il figlio della steppa
Temujin è il secondogenito di Yesugei, khan dei Lupi, una tribù mongola che vive nella steppa asiatica. Deve il suo nome ad un guerriero ucciso in battaglia dal padre, il giorno della sua nascita. Crescendo, Temujin impara presto a confrontarsi con la dura vita del suo popolo, costretto a fare i conti con la fame, il freddo e le continue lotte contro le tribù vicine. Per questo motivo Yesugei è un capo rispettato e temuto, un vero e proprio esempio, soprattutto per i suoi figli. È così che una mattina cinque ragazzi stanno gareggiando in una corsa di cavalli: sono i figli di Yesugei, che vivono una sfida perenne per entrare nelle grazie del padre. Tant’è che quando il fratello più piccolo, Temuge, afferma di aver scorto un’aquila, tutti s’impegnano per trovarla e portarla in dono al khan. La sfida viene vinta proprio da Temujin il quale, però, al ritorno ha una brutta sorpresa: deve partire con il padre per recarsi nel villaggio degli Olkhun’ut, il popolo di sua madre, per trovare moglie e dovrà rimanerci per un anno. Ma durante il viaggio di ritorno, Yesugei viene aggredito da cinque guerrieri tartari, perdendo la vita. Nel villaggio si scatena subito il problema della successione del khan dei Lupi e a spuntarla è il perfido Eeluk, fidato guerriero di Yesugei, che decide di cacciare Temujin e la sua famiglia dalla tribù e lasciarla al suo destino nella steppa. Sembra la fine ma il ragazzo non si perde d’animo e pian piano, contando solo sulle proprie forze e sulle risorse della natura, Temujin riesce a salvare la propria famiglia e, grazie al suo carisma, dà vita ad una nuova tribù unendo piccoli gruppi di erranti. Ma il sogno di Temujin è quello di sciogliere le tribù e far nascere un solo popolo: il Popolo d’Argento. E lui sarà il khan dell’Oceano Verde e nessuno lo chiamerà più Temujin. Per tutti egli sarà Gengis Khan…
La storia di Gengis Khan parla chiaro: è stato lui il più grande condottiero che si ricordi; più grande di Alessandro Magno, Giulio Cesare e Napoleone. Dopo aver unificato le tribù mongole, le condusse alla conquista dell’Asia Centrale, della Cina, della Russia, della Persia, del Medio Oriente e di parte dell'Europa orientale, dando vita, anche se per breve tempo, al più vasto impero terrestre della storia umana. Una figura leggendaria, quindi, che rivive ne Il figlio della steppa, primo episodio di un ciclo di romanzi storici che l’autore britannico Conn Iggulden dedica a Gengis Khan dopo la sua fortunata serie dedicata a Giulio Cesare. Si parte dalle origini, dalla nascita di Temujin, sino ad arrivare al momento in cui quest’ultimo sconfiggerà i Tartari e si proclamerà khan dei Mongoli. In mezzo c’è l’epopea di un popolo, le vicende private di una famiglia che lotta contro ogni tipo di avversità e molta avventura. Quello che Conn Iggulden ha costruito è un romanzo molto fedele alla verità storica, che affianca alla vicenda individuale del protagonista le puntuali descrizioni dei costumi e delle tradizioni dei popoli della steppa; un piccolo trattato etnografico che l’autore ha potuto costruire vivendo con i Mongoli e condividendo la loro quotidianità, fatta di tè salato e vodka, del rapporto con la natura e con gli animali, di piccole cose che, nello spazio sconfinato dell’Asia Centrale, diventano immense. Per questo motivo, Il figlio della steppa conferma ancora una volta le doti di un autore che, evidentemente, ha fatto la scelta giusta nell’abbandonare l’insegnamento per dedicarsi alla narrativa. 

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