Il figlio di Persefone

Il figlio di Persefone
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Hanno nove anni Giulio e Alessandro quando si trasferiscono in quella casa, dove trascorreranno poi la loro infanzia. Il loro padre non ha alcun dubbio quando eredita quel bene da suo zio: è l’abitazione adatta ai suoi figli, lì c’è aria buona, mica come quella di città! E così si trasferiscono in quella sorta di villa (o per lo meno agli occhi del loro genitore risulta tale). In realtà si tratta di una masseria, alquanto piccina, a ridosso del mare, divisa dalla spiaggia di Saturo di Leporano solo da un canneto. Ai due ragazzi viene in mente subito una fantastica idea: perché percorrere quasi cento metri per arrivare in spiaggia? Perché non creare proprio sotto casa un lido personale? La trovata sembra a entrambi perfetta: così scelgono uno scoglio piatto e portano dei sassi per costruire un argine capace di frenare la risacca. Trascorrono l’intero pomeriggio a trasportare sabbia, ma all’ora di cena Alessandro si rende conto che la quantità portata non è sufficiente. Ci deve essere molta più sabbia affinché possa spostare i sassi e così lasciar passare il mare. Nonostante la danza contro la pioggia, al fine di preservare la loro opera e nonostante non sia caduta nemmeno una goccia dalle nuvole, al loro risveglio non c’è più niente, se non i sassi. Alessandro si lancia in una corsa fino a Saturo, sussurrando al mare “Questa vittoria è tua”. Giulio pensa che il mare sia troppo grosso in quel punto, che non può andare incontro al loro progetto. La risposta di Alessandro non si fa attendere. “Questo non è un mare qualsiasi. È lo Ionio, il nipote preferito di Poseidone. Non sono ancora pronto”. Sì, il bimbo ha solo nove anni è già si esprime così, perché nonostante la sua giovane età è curioso e ha voluto apprendere il più possibile sulla storia di Saturo. Il ragazzino si tuffa in mare, riemerge tenendo in mano una lumaca d’acqua con il suo colorato mantello, che decide di restituire subito alla vita rimettendola nel suo habitat naturale. Giulio raccoglie una bottiglia di plastica abbandonata, la riempie con un po’ d’acqua e la lancia al largo. Questo è il loro gioco preferito: lanciare in mare un oggetto galleggiante e scommettere sul punto in cui tornerà a riva. La prima volta che hanno fatto quel gioco, Giulio aveva da poco indossato la sua nuova protesi. Il bimbo, infatti, è nato con un arto contratto a causa delle emissioni di veleno dell’acciaieria inalate da sua madre durante la gravidanza. Secondo Alessandro, il suo fratellino è colpito da teratogenesi (dal greco terato-e-genesis, generazione di mostri), cioè dallo sviluppo anormale di alcuni organi del feto durante la gravidanza. Giulio è una vittima del mostro dell’Ilva…

Il figlio di Persefone narra la storia di due fratelli, Giulio, voce narrante e protagonista e Alessandro, figura principale e personaggio eroe. Dapprima bambini, poi ragazzi, hanno un risentimento molto forte nei confronti dell’Ilva, quel mostro che da sempre avvelena Taranto, la città sopraffatta dall’illusione di nuovi posti di lavoro e stretta invece dalle fauci delle sostanze letali. La morte da veleno ha portato via la loro madre, Giulio è nato con un arto rattrappito e Alessandro ha il cervello pregno di metallo. L’autore disegna uno scenario reale, drammatico, mostruoso che inaspettatamente abbraccia la storia di un Mito. Amore e odio, due sentimenti forti, contrastanti, che nascono e si insediano in Giulio e Alessandro. Le vicende però prendono una piega differente, non narrano di guerre e battaglie. La fantasia dei ragazzi lavora e costruisce, sino a identificare lo stabilimento con Ade, il figlio di Crono e Rea, coniuge di Persefone e Signore degli Inferi, tornato dal regno dei morti per abbracciare malignamente la città che colma di speranze lo ha accolto. Ade ha rapito Persefone la loro madre e i due ragazzi studiano un piano di attacco per liberarla insieme alla loro città. Un romanzo carico di sentimento Il figlio di Persefone, in cui Maurizio Cotrona ha saputo creare un equilibrio tra sentimenti, denuncia, classicismo e società industriale. Audace la scelta dell’autore tarantino di rappresentare un mostro narrando della bellezza di un Mito e utilizzando una scrittura forte, vivace e ammaliante. Giulio e Alessandro sono due figure diverse ma potentemente complementari: Giulio cresce, si trasforma, diventa consapevole, mentre Alessandro pur avendo suo fratello sotto la sua ala, rimane una figura immutata, ancorata alle proprie certezze e alle proprie convinzioni. Due protagonisti differenti, ma che si cercano e si trovano sempre, proprio come Persefone ha trovato Cotrona, proprio come il Mito è andato incontro casualmente all’autore, che ha conosciuto fortuitamente la storia della Gaia Persefone ritrovata a Taranto e ne ha scoperto la ricchezza del Mito sorprendentemente calzante con il suo racconto. La leggenda in contrapposizione all’oscurità del mostro? In realtà l’autore esalta la bellezza del mar Ionio, ne sottolinea la lucentezza che contrasta il buio dell’acciaieria. La meraviglia di Persefone va a sostegno della luce del mare, va a far emergere prepotentemente la parte più positiva del romanzo. Un libro quello di Cotrona che non lascia dubbi sulla potenza e sul potere di denuncia che è della letteratura, anche quando non si utilizza una penna dalla punta tagliente.



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