Il filo di porpora

Il filo di porpora

Cristina, come ogni lunedì mattina, si sveglia, si prepara, prende l’autobus per recarsi al lavoro. Piove, fa freddo. La gente è accalcata nel mezzo di trasporto, bisogna farsi spazio. A Cristina non piacciono i lunedì, fondamentalmente perché non le piace il suo ambiente di lavoro: la caporedattrice, donna arcigna dal look fuori moda, non le ha mai rivolto alcuna parola di apprezzamento e, anzi, non perde occasione per umiliarla. Per sopravvivere, Cristina fantastica: immagina di essere come un supereroe, che può aprire la finestra e lanciarsi nel vuoto, sentirsi leggera abbandonando ogni pensiero pesante e volare lasciandosi trasportare dalle correnti, allontanandosi da tutto e da tutti. E sì che questo lavoro l’ha ottenuto grazie a fatica ed impegno, senza neppure essere appoggiata dai propri genitori: la madre di Cristina, infatti, è una donna priva di alcuna ambizione, incapace di mettersi al centro dei propri pensieri ma dedita unicamente al suo ruolo di casalinga e moglie annullando ogni desiderio e aspirazione nel corso degli anni; il padre, totalmente anaffettivo, non ha mai mostrato nei suoi confronti segni di orgoglio, facendola crescere insicura, con un vuoto nella pancia che la spinge a terra. Cristina con lo studio è riuscita a trovarsi una sua posizione nell’ambito professionale, seppur non gratificante come sperava, ma manuali per coltivare una maturità affettiva non ne esistono e la famiglia in cui è cresciuta non è stata di certo traboccante d’amore...potrà mai anche lei, un giorno, imparare ad amare?

Romanzo d’esordio per Vanessa Criconia, classe 1980, che si cimenta con un tema delicatissimo e più che mai attuale: quello della dipendenza affettiva e della violenza di genere. Con una storia ordinaria, una protagonista che potrebbe essere tranquillamente una nostra vicina di casa o di scrivania, l’autrice punta il riflettore sul percorso di consapevolezza che le donne, per affrancarsi da stereotipi sulla femminilità ormai passati e deleteri, devono affrontare per raggiungere una propria identità. Partendo dal rifiuto di una omologazione con l’altro sesso, la donna deve comunque liberarsi dalla dipendenza del giudizio altrui, dalla ricerca di un compiacimento continuo per ottenere quella sicurezza che spesso le manca, senza tentare di riempirla con relazioni morbose o poco equilibrate nelle quali c’è più forma che sostanza. In questo viaggio, le donne dovrebbero trovare nelle altre donne un valido sostegno, cercando in loro una complicità e creando una rete di salvataggio per ogni situazione di emergenza. Ahimè, le donne stesse, a volte, preferiscono un complimento maschile piuttosto che una parola (di una) amica. Sebbene le figure maschili in questo romanzo siano appena accennate, quasi di contorno, la Criconia inserisce appositamente anche esempi positivi, come a non voler creare una inutile contrapposizione fra sessi e auspicando, invece, alla possibilità di relazioni felici in quanto equilibrate. Con una scrittura sofferta, che enfatizza il ruolo della narrazione come momento catartico, il libro viene introdotto da una riflessione di Ines Testoni, dell’Università degli Studi di Padova.



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