Il fine ultimo della Creazione

Il Penitenziario di Stato di Green River, in Texas, è un orrore dal cuore antico. È stato infatti costruito alla fine dell’800 cercando di mettere in pratica un progetto del 1791, l’utopia carceraria di Jeremy Bentham, il Panopticon. A dominare l’esistenza dei reclusi è la luce, onnipresente e continua, di giorno e di notte, che permette all’occhio dei sorveglianti di spingersi dove vuole e quando vuole. Di giorno la violenta luce del sole che piove da una gigantesca cupola di vetro, di notte la luce di lampade verdi. Nessuna intimità, nessuna ombra. “La luce era disciplina, la luce libertà”. Peccato che nessuno abbia pensato al clima del Texas, grazie al quale il carcere si è subito trasformato in una immane, tremenda serra che rende l’esistenza dei detenuti un inferno. Letteralmente. Dopo la Seconda Guerra mondiale è stato chiuso, ma negli anni ’60 “una recrudescenza della criminalità, l’aria condizionata e l’originale visione di John Campbell Hobbes hanno riportato Green River in vita”. John Campbell Hobbes, direttore del carcere da decenni, è un pazzo esaltato e non si ferma di fronte a nulla per imporre la disciplina. Eppure, da qualche tempo percepisce che qualcosa gli sta sfuggendo di mano. Green River è diviso in quattro bracci: nel Braccio A detenuti bianchi e latini, nel B neri, nel C neri e ispanici, nel D solo bianchi. Ogni braccio ha i suoi capi, le sue gerarchie, le sue mafie, le sue violenze. Hobbes ha deciso che è giunto il momento di ricordare a tutti chi è che comanda davvero a Green River…
Nel 1995 il panorama letterario italiano fu squassato dall’uscita di colui che veniva presentato come la new sensation del thriller internazionale: Tim Willocks, giovane autore “maledetto” del quale si pronosticava un futuro da titano del genere. Il favoloso titolo italiano (tratto da una citazione di Kant che irride all’illusione “degli onesti e dei pacifici” di essere superiori o comunque estranei alla generale malvagità del mondo e della natura), assai migliore dell’originale Green River rising, e la qualità dirompente del romanzo fecero il resto. Un successone. Cairo oggi riporta in libreria il volume, fuori catalogo da anni: un’occasione da non perdere per chi per anagrafe o colpevole distrazione non l’ha potuto leggere a suo tempo. C’è dentro molto Stephen King, echi inevitabili di Edward Bunker e James Ellroy, con in più la psicosi dell’AIDS (nei primi anni ’90 ai massimi anche sui media) e dosi più che congrue di sesso e violenza sparse lungo un plot a tensione crescente. Il tutto scritto con un ritmo martellante e cupo quanto un riff dei Metallica. Già questo basterebbe e avanzerebbe. Aggiungete quel tot di citazioni colte buttate là con sapienza e savoir faire tra uno stupro e un massacro e capirete perché Il fine ultimo della Creazione è un thriller carcerario assolutamente imprescindibile.

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER