Il fiore d’inverno

Il fiore d’inverno
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4 dicembre 1902, Heiligendamm. Una mattina nebbiosa che nasconde agli occhi il grande pontile cittadino. Johanna è malinconica, osserva la spiaggia e si tormenta pensando alla decisione che deve prendere entro breve, deve scegliere tra i due pretendenti per il matrimonio che i suoi genitori vogliono sia celebrato a breve, ma il suo cuore è tutto per Peter, che può frequentare solo di nascosto per una faida che da decenni va avanti tra le rispettive famiglie. I preparativi natalizi che solitamente la riempiono di gioia quest’anno la lasciano indifferente, non riescono a metterla di buonumore. Augusta la chiama, preoccupata per la tristezza della figlia, prova a coinvolgerla nei preparativi, sua madre è ancora una bella donna, bionda e elegante. Rientrano in casa e incrociano Christian di ritorno da una cavalcata con il padre; da lui i genitori si aspettano che rilevi la pensione di famiglia e non pretendono che faccia un matrimonio d’interesse, lui potrà sposare la donna che amerà e nessuna ragazza lo rifiuterà tanto è bello! Johanna deve scegliere e Peter non le scrive da tanto tempo, forse…

Il fiore d’inverno più che un romanzo è una romantica favola che si sviluppa tra castelli, palazzi, balli e abiti per le feste. La storia di Corina Bomann ha come fulcro centrale l’amore di due giovani tenuto nascosto per la rivalità tra le loro famiglie, un richiamo palese alla faida ben conosciuta dei Montecchi e Capuleti. L’autrice prosegue il racconto attingendo a piene mani da tante diverse fiabe della tradizione: una delle protagoniste è una sorta di principessa smemorata, c’è un naufragio misterioso, la ragazza bella, buona e mite viene vessata e messa a fare la sguattera come novella Cenerentola, le antagoniste perfide e vendicative, i giovani dall’animo cavalleresco e ovviamente ci sarà anche il lieto fine, raggiunto attraverso mille peripezie e imprevisti che intralciano il coronamento dei sogni. I riferimenti geografici e storici sono molto curati e fedeli, si percepisce il lavoro di ricerca della Bomann, ma tra l’ambientazione e la resa dei dialoghi, le caratteristiche d’impostazione dei rapporti tra i personaggi c’è una sorta di scollamento. Il linguaggio utilizzato dai personaggi, in particolare la scelta di alcuni vocaboli o modi di dire, sono troppo moderni, così come la modalità di relazione tra genitori e figli ha il sapore tipico dei nostri tempi, l’autrice non è riuscita a restituire un’atmosfera caratteristica dei primi del novecento. Una scrittura semplice, una trama lineare per una lettura d’evasione.



 

 

 

 
 
 
 

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