Il fiume del non ritorno

Il fiume del non ritorno
Castle Dar, Devon, 1815. Il quinto conte di Darchester sta morendo. Lo sgradevole cugino Eamon, presto il nuovo conte, è lì per il talismano. Il nonno sta morendo e il suo dono con lui: Julia ne è certa… Hartland, Vermont, 2013. Nicholas Falcott – Lord Nick per i suoi uomini – ha sempre saputo non fosse possibile un ritorno dalla Londra del futuro. Un balzo di duecento anni, il suo; anni di cicatrici, sentimenti da nascondere. Indietro, così pare, non si torna. Per l’inglese di bell’aspetto, dal 2003 sotto la protezione della Gilda, lo shock è ormai superato. Sono trascorsi dieci anni…
Risalire a ritroso il fiume del tempo: è questo il raro e dubbio privilegio che potrebbe concedere la Gilda del time travel di Bee Ridgway. Del resto balzare avanti nel tempo – lo direbbe chi ha il dono – non avrebbe già proprio nulla da invidiare al tornare indietro. Nicholas Falcott, marchese di Blackdown, qui personaggio giovane e seducente, lo dimostra; il viaggiatore, vivacemente ritratto, in ogni tempo e luogo è promettente. Il romanzo altera il corso del tempo e, conseguentemente, crea l'occasione lieta di dissolvere lo spaziotempo, per quanto comune e ripetuta nella letteratura. Un'affascinante avventura, quella di Nick, in una Vecchia Inghilterra che reca con sé un amore romantico. L'autrice usa quindi  il concetto di tempo, per esprimere pensieri e sentimenti di un'epoca lontana, condizione preliminare della narrazione dell'Ottocento e poi dei suoi protagonisti. La rivelazione è sorprendente, qualche curiosità è bene che permanga, eppure siamo ancora qui a interrogarci. I prossimi libri della serie (perche ci saranno!) sapranno guidarci forse oltre il Recency? Qui la visione è perlopiù retrospettiva. Quanto in là gli Ofan si spingeranno? Accentuare il valore di Lord Falcott e della speciale Julia racconterà meglio forse l'atavico sogno di sfidare il futuro?

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