Il fiuto del dottor Jean

Il fiuto del dottor Jean
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Il dottor Jean Dollent ‒ detto “il dottorino” per l’età, la figura, i modi, e la piccola rombante 5 CV con cui accorre dai suoi pazienti ‒ ha subito percepito qualcosa di strano nella chiamata concitata e frammentaria del giovane Drouin, che da poco vive assieme alla bella compagna in una casa isolata al limite della palude: all’arrivo del medico la porta dell’abitazione è aperta, gli inquilini scomparsi; nel giardino sul retro, nascosta da una siepe, una striscia di terra smossa di fresco lo spinge a scavare… La ragazza dal vestito azzurro pallido che ha attirato lo sguardo del dottor Jean è di una bellezza straordinaria; quando nella sala del casinò il medico si accorge di un suo maldestro tentativo di furto ai danni di un’anziana giocatrice, interviene e la salva dalla denuncia alla polizia. Ma lei non si mostra affatto riconoscente: sarà per la presenza dell’ arcigna governante inglese che sembra sorvegliarne ogni movimento? Quella stessa notte qualcuno vola giù da una finestra dell’albergo ove il dottore, la ragazza e la governante soggiornano… È stata una notte senza chiamate, ed il dottor Jean sta gustando il suo caffellatte quando riceve una lettera con un appetitoso assegno: 5000 franchi per i suoi servigi di investigatore! Chi gli scrive ‒ l’anziano Evariste Marbe, tornato a vivere in Francia dopo una vita trascorsa nelle colonie - è coinvolto in una strana faccenda: qualcuno penetra due volte a settimana nella villa ove risiede con la sorella e la mette a soqquadro. Eppure nulla viene rubato…

Jean Dollent, il “dottorino” incline al buon vino ed ai facili innamoramenti lanciato alla scoperta di una peculiare vocazione per la soluzione di delitti e misteri, è il protagonista di questa serie di gustosi racconti di Georges Simenon. Le storie sono ambientate in Francia, nella regione de La Rochelle, dove il dottor Jean esercita ‒ e dove l’autore trascorse parte della sua vita ‒ o in piccoli centri dell’entroterra o della costa, realtà di provincia accomunate da atmosfere spesso solo apparentemente tranquille, ove covano e maturano legami e situazioni torbide in cui si trovano coinvolti personaggi tratteggiati con vivide pennellate nella classica prosa arguta ed essenziale dell’autore belga. Tra le pagine emerge, quasi didascalica, la concezione stilistica del giallo secondo Simenon: l’esaltazione della capacità dell’investigatore di immedesimarsi nei personaggi, nelle loro vite, e dell’intuito (il “fiuto”, per l’appunto) che gli farà scorgere quel dettaglio cruciale che permetterà di ricostruire con precisione chirurgica motivazioni e moventi. Le indagini non sono sempre finalizzate alla consegna di un colpevole alla giustizia, di cui il medico (per certi versi precursore dei vari “detective in camice bianco” che affolleranno medical thriller e serie tv) con una buona dose di ironia ed una crescente autostima, sembra a volte prendersi gioco, bensì alla scoperta dei complessi giochi delle parti ed alla distinzione e restituzione dei ruoli a vittime reali e vittime apparenti dei misfatti.



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