Il folle cabaret del professor Fabrikant

Il folle cabaret del professor Fabrikant
Il professor Markus Fabrikant, dopo una vita piena di successi e soddisfazioni, muore da novantenne felice nell’appartamento di famiglia di fronte al teatro di Czernowitz, in Romania. Non avrebbe mai pensato di passare a miglior vita per dei semplici disturbi intestinali. A circondarlo durante le ultime ore prima del trapasso, le persone che hanno contribuito alla sua più grande creazione: una compagnia teatrale itinerante di rappresentazione storica in lingua yiddish. Con la sua morte, le attrici, ormai sfiorite dagli anni e dalla fatica, perdono un maestro e un padre, colui che le aveva sottratte a un destino probabilmente già segnato, un’esistenza da orfane, e che aveva regalato loro un’educazione da vere attrici di teatro. Markus era un uomo pieno di iniziative, generoso, forse un po’ folle, sorretto da grande forza di volontà e pronto a sbaragliare tutte le aspettative e le convinzioni di chi si trovava a incrociare il suo cammino. L’aveva fatto con la sua stessa famiglia, aveva deluso i progetti che il padre, commerciante distinto e apprezzato, aveva fatto per lui. Tutto per seguire aspirazioni artistiche, culturali e pedagogiche difficilmente comprensibili e, secondo alcuni, certamente destinate al fallimento. Anche sul suo letto di morte, settant’anni dopo, Fabrikant riesce a spiazzare tutti lasciando il cabaret al nipote Herman, forse la persona meno indicata a gestire degli affari così importanti, sicuramente meno brillante del fratello Avrum. Tra l’indignazione di chi aveva già fatto progetti e si era lasciato andare a calcoli personali (per esempio Zofia, madre di Herman e Avrum e moglie del defunto fratello di Markus) e la sorpresa generale delle sette anziane attrici, il caro professore saluta tutti e lascia che le cose vadano secondo il proprio destino…
Pubblicato nel 2008 dalla casa editrice israeliana Am Oved, Il folle cabaret del professor Fabrikant ha ottenuto un lusinghiero successo di critica e stampa, e per il suo debutto letterario Yirmi Pinkus si è aggiudicato il premio Sapir, il riconoscimento letterario più ambito d’Israele. Il giovane artista e autore racconta la storia del cabaret dei Fabrikant dalla fine dell’Ottocento ai primi decenni del Novecento: un percorso mai lineare, irto di salti temporali. Conosciamo Mimi, Ester, Perla, Gina Grande, Gina Piccola e tutto il resto della compagnia, entriamo nelle loro storie spesso difficili, ne intuiamo le problematiche, i pensieri, i comportamenti. Ci raccontano la loro solitudine e le loro gioie, percepiamo il profumo della loro felicità e l’amore per le piccole cose. Attraverso uno stile piacevole, fatto di ironia sottile e mai scontata, Pinkus disegna, da buon artista qual è, lo sfondo storico della Romania a cavallo tra due secoli, in un contesto temporale che varia da un momento di estrema fioritura culturale e artistica, con la nascita del teatro yiddish, a un momento in cui la tragedia della Grande Guerra non si traduce solo e semplicemente in distruzione e morte, ma segna il soffocamento della cultura e dello sviluppo. Tutto questo si intreccia con la storia di una folle compagnia teatrale dedita alla rappresentazione dei grandi racconti storici, una compagnia fatta di persone, di vita vissuta, di sentimenti. Affascinante il colore di una scrittura arricchita da frequenti espressioni yiddish (chiarite nel glossario finale e in parte in nota), complici della creazione di un’atmosfera particolare, quasi corale, che può non appartenere al lettore ma che lo incuriosisce, lo impregna e lo cattura. La prefazione di Moni Ovadia, precisa e piena di riferimenti storico-culturali, contestualizza perfettamente l’opera, fornendo le giuste chiavi di lettura per orientarsi in un mondo difficilmente tracciato e raccontato. Ovadia si sofferma anche sullo stile della scrittura, aggiungendo elementi importanti alla sua completa fruizione, primo fra tutti la potenza ritmica ed espressiva della lingua originale: l’ebraico israeliano. Arricchiscono e intervallano il racconto i disegni realizzati dallo stesso Pinkus, che conferiscono volti e dimensione materiale ai personaggi e ai luoghi di un paese poco conosciuto come la Romania dei primi del Novecento.

 

 

 

 
 
 
 
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