Il francese

Il francese
Vasco è un duro, dita nodose come le radici degli alberi che rispetta e protegge dalla fretta e incuria dell’uomo moderno. Vasco è una mosca bianca, vive in una piccola catapecchia ai confini del bosco, non ha acqua calda - e non gli serve. La gente lo apostrofa con timore reverenziale ‘il Francese’, anni prima ha ucciso un pezzo grosso del fascio di Massafiscaglia ed è dovuto scappare. I suoi compagni e il suo partito non hanno avuto le palle di perpetuare le sue azioni. L’unica via di fuga è stata Marsiglia, poi arruolarsi nella Legione Straniera, e così combattere e viaggiare in posti dei quali non sapeva nemmeno l’esistenza. Africa, Asia tra malattie e insetti, districarsi in missioni impossibili, veder perire i suoi nuovi amici mercenari. Ritornare in Italia con qualche pezzo del corpo mancante e un disinteresse totale per la politica. Costruirsi uno spazio lontano da tutti, fidarsi solo degli animali e degli alberi di cui si circonda, eccedere in qualche vizio solo per sentirsi ancora umano. Le uniche persone che tollera sono un ragazzetto figlio di un uomo che stima da anni, perché ha il coraggio di trattare gli operai come esseri umani, e un radioamatore che - costretto sulla sedia a rotelle da una ferita procuratagli dallo stesso Vasco anni prima durante la guerra - comunica solo attraverso il suo baracchino. La vita dura del pescatore e dell’agricoltore, la privazione di un qualsiasi piccolo comfort ha minato però la salute dell’uomo. Conscio di vivere i suoi ultimi mesi a causa di un brutto male decide di incontrare dopo anni il suo amico radioamatore e sceglie come compagno di questo pellegrinaggio proprio il ragazzo del quale ormai si fida come fosse un fratello minore…
Una storia semplice, e proprio per questo toccante. Manzoni riesce a descrivere fino a farci immaginare realmente il personaggio di Vasco. Un vecchietto tosto, magro e tutto muscoli, pelle cotta dal sole, pazienza e modi sbrigativi tipici delle persone che scelgono una vita  di estremo eremitaggio. Ma questo racconto è anche altro. La storia di Vasco è la storia di tutti coloro che negli anni ’30 si sono opposti alla dittatura fascista con tutte le loro forze, che hanno combattuto, che sono morti senza mai avere un giusto riconoscimento. Una terra, quella emiliana, più capace di altre di sfornare silenziosi eroi. Ma queste pagine raccontano anche altro, una storia di amicizia tra due persone completamente diverse, un ragazzo appartenente ad una famiglia benestante, con una buona cultura classica, decide di passare le sue ore libere in compagnia di questo anziano custode del bosco. Proprio questo rapporto va consolidandosi nel tempo, come una di quelle amicizie che nascono nelle caserme, piegati nelle trincee, in un sodalizio particolare e duraturo. Il viaggio finale verso il Trentino è un’espiazione per le azioni cattive che ha commesso il protagonista durante tutta la sua esistenza. Anche questa volta Gian Ruggero Manzoni riesce nel suo intento: raccontarci una parte del suo mondo, un periodo che ha influito sul suo carattere e quindi sul suo modo di scrivere, una storia capace di farci riscoprire i valori semplici, facendoci capire che anche stare davanti ad un fuoco con una scodella di zuppa bollente tra le mani  raccontandosi storie di guerra può essere un bellissimo modo di trascorrere una serata.

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