Il fucile da caccia

Il fucile da caccia
Uno scrittore manda un poemetto sulla caccia a una rivista specializzata diretta da un amico: non ha passione per la caccia, è convinto che il poemetto sia destinato a critiche feroci o a totale indifferenza. Qualche tempo dopo riceve la lettera di un uomo che si firma Misugi: l’uomo è convinto che lo scrittore si sia ispirato a lui e lo riempie di elogi, poi chiede che lo scrittore legga alcune lettere che verranno spedite a parte. Le lettere sono tutte indirizzate a Misugi: alcune sono state scritte da Shoko, la nipote di Misugi, una da Midori, la moglie, e un’altra da Saiko, madre di Shoko e cugina e amica intima di Midori. Saiko è morta da pochi giorni, e le lettere raccontano la storia dell’amore segreto tra Misugi e Saiko: Shoko racconta allo zio di avere scoperto la sua relazione con la madre dal diario di lei (che avrebbe dovuto bruciare), Midori rivela di avere sempre saputo tutto di questa relazione di Saiko con suo marito, e Saiko parla di se stessa. Della storia di quell’amore e della verità più nascosta, ignota perfino a Misugi…
Questo breve romanzo dilata, amplifica e “urla” attraverso le lettere dei protagonisti una relazione che per tredici anni è rimasta segreta: si può parlare di amore che incatena, che colpisce e condanna, che forse non riesce a distruggere fino in fondo. Le lettere mostrano il punto di vista di chi ferisce, che in fondo è anche un po’ ferito, e di chi sa di avere ricevuto un torto ma forse ha scelto di convivere con un silenzio colpevole adattandolo alla propria voglia. Alla propria rabbia. Saiko, figura sciolta nella morte decisa e rimandata per anni, si mostra attraverso le parole della figlia, che ne ha letto con sorpresa e dolore il diario, quelle della cugina e amica Midori, tradita ma rassegnata e complice, e attraverso la propria lettera/testamento, che chiude il romanzo travolgendo in parte la verità e cambiandola agli occhi del lettore. Ponendo il dubbio che amare non sia la stessa cosa che essere amati. E’ un libro che si legge in fretta ma si rilegge subito, nel timore di avere perso anche solo una goccia di perfezione. Di pura, incantevole e cruda bellezza.

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