Il fuggiasco

Il fuggiasco

Mettiamo che una giovane donna venga uccisa nella sua abitazione con una cinquantina di coltellate, mettiamo che voi scopriate del tutto casualmente la vittima e, come ogni buon cittadino farebbe, vi recaste a denunciare l’accaduto. Ecco, se oltre ad essere buoni cittadini foste anche iscritti a Lotta Continua, le cose, per voi, potrebbero mettersi maluccio. In effetti essere militanti di Lotta Continua sul finire degli anni settanta poteva comportare qualche seccatura. Ne sa qualcosa Massimo Carlotto che fu accusato ingiustamente dell’omicidio di Margherita Magello, arrestato, processato e costretto a vivere come latitante per molti anni, prima a Parigi e a Madrid e poi in Messico, dove venne “venduto” alla polizia dall’avvocato che gli aveva promesso una nuova identità. Solo al suo rimpatrio in Italia, Carlotto poté constatare che non era affatto ricercato, perché il suo mandato di cattura era stato stilato e poi abbandonato in un cassetto. Insomma, nessuno lo stava cercando. Aveva vissuto anni in clandestinità del tutto inutilmente. Questo ed altri sconcertanti risvolti processuali, hanno fatto di questa storia un vero e proprio caso giudiziario: il caso Carlotto. Tale caso si chiuderà definitivamente nel 1993 con un provvedimento di grazia del Presidente della Repubblica...

Il fuggiasco, però, non racconta le vicende processuali, bensì la latitanza del protagonista, le strategie di sopravvivenza, gli incontri, le improvvise fortune e gli sgambetti del destino. Sappiate, ad esempio, che per un latitante il look è fondamentale. Carlotto ci insegna che l’aspetto del fuggiasco deve essere il più possibile rassicurante. Lo scrittore s’era creato dei veri e propri personaggi, delle maschere che indossava e interpretava a seconda delle circostanze. Altrettanto importante è il quartiere dove si sceglie di vivere. Bisogna studiarne a fondo le caratteristiche, conoscerne ogni possibile via di fuga. E poi i contatti, le relazioni umane. Uno degli aspetti più belli del libro sta proprio nel modo in cui viene tratteggiata tutta questa umanità nascosta, fatta di esuli politici, artisti in fuga, rivoluzionari in esilio con cui Carlotto entra in contatto in Francia, in Spagna o in Messico. Una rete nascosta di mutuo supporto e solidarietà reciproca, che unisce fuggiaschi e clandestini di ogni provenienza. Perché in questo libro non si parla di terroristi o di assassini in fuga ma di “un particolare tipo di fuggiasco che non è assolutamente pericoloso e pensa solo a sopravvivere e a conservare la propria libertà, giorno dopo giorno.” Una storia vera che sembra un romanzo, scritto da chi, poi, romanziere di successo lo diverrà sul serio. E in queste pagine il talento del narratore c’è già tutto. C’è l’ironia, l’intelligenza, la lucidità e la forza di chi, come ogni bravo narratore deve fare, resiste e sopravvive per poter raccontare.



 

 

 

 
 
 
 

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