Il futuro di una volta

Elena e Tosca convivono da tempo nell’ufficio centrale della Softy, la più grande società di distribuzione di componenti di elettronica, che vanta punti vendita in ogni agglomerato urbano con almeno tre case ed una sala giochi. Tutti parlano a voce alta in azienda, quasi sempre al telefonino, e visti dall’alto sembrano pupazzi di un videogioco, ma di quelli antichi, abbandonati da tempo per le versioni più moderne. Non potrebbero essere più diverse Tosca ed Elena, la prima con le unghie sempre fresche di manicure che svolazzano sulla tastiera, la seconda che si è vestita da tempo di un personalissimo low profile ed è riuscita, a poco a poco, a raffinare una personale tecnica per impacchettare e surgelare ogni emozione. Anche casa sua riflette le sue scelte di vita: è una piccola casa Ikea, tutta bianca ed asettica dove, soprattutto da quando Antonio l’ha lasciata, non c’è posto per le emozioni. Non si aspetta più nulla dalla vita Elena, al contrario della madre Lauretta, per gli amici - e sono tantissimi - Laury, che sta per compiere settanta anni e si alza ancora ogni mattina con la stessa luce di attesa negli occhi che hanno i bambini la notte di Natale. Laury attende che un evento magnifico le ribalti ogni giornata e non perde mai fiducia nel suo futuro sconosciuto. Perché Laury ed il futuro sono complici ed alleati. Laury, più che vivere, cerca di planare sulle onde, lasciandosi trascinare dal flusso; basta nascondere i pochi capelli bianchi con un potente strato di henné ramato e via ad abbracciare la vita. Nello stesso tempo, a Parigi, sulla Senna, c’è un barcone, piazzato proprio sotto al Grand Palais, che ha anche la licenza di bed & breakfast ed ospita di volta in volta i turisti che desiderano vivere una magica esperienza sul fiume. Yves è il proprietario del barcone e c’è dell’ironia nel suo destino: uno che voleva girare il mondo continua a girare, ma in tondo, tra la Senna ed i suoi numerosi canali. Ma Yves è sereno e divide le sue giornate con il grosso cane Chien e gli amici di sempre Maurice e Fred. Spesso si incontrano da Chez Béatrice, una volta brasserie ed ora famoso bistrot. Si mangia bene lì, poi c’è Béatrice, la proprietaria, croccante e colorata come le sue pietanze, una cinquantenne maestosa che a Yves piace moltissimo. Prima o poi troverà il coraggio per dirglielo…

“And it feels like I’m seventeen again…” cantava nel 1999 Annie Lennox e Serena Dandini cita questa canzone nel suo romanzo - il cui titolo è preso da una frase attribuita a Paul Valery, ma è tutt’altro che un' asserzione nostalgica - che celebra l’allegria di certi fallimenti e sottolinea il valore e l’importanza della condivisione, muovendosi tra personaggi che sono allo stesso tempo un po’ tragici ed un po’ comici e collocandoli in situazioni e circostanze estremamente attuali. Tre vite diverse, non sempre capaci di riconoscere le proprie chiusure e le proprie debolezze, che devono invece affrontare di petto la realtà dalla quale sono, fino a quel momento, riuscite a sfuggire. Laury, “giovane settantenne” che non è ancora diventata adulta e non ha smesso di alimentare i suoi sogni, pur sapendo di non avere più un lungo orizzonte davanti a sé, ha compiuto, insieme al gruppo di vecchi amici fricchettoni e svaporati, una delle più importanti rivoluzioni, quella di riuscire a volersi bene per tanto tempo, senza interessi o fini secondari. Tuttavia, anche Laury ha i suoi scheletri nell'armadio e non ha il coraggio di condividerli né con la figlia, né con gli amici di una vita. Elena vive un regime a basso tenore di sentimenti, dove nessuno ha la possibilità di misurare il suo grado di passione. L’elettrocardiogramma delle sue emozioni è piatto ed anche la storia d’amore ormai finita con Antonio o l'amicizia con l'amica Marta sono sempre all'insegna del non esporsi completamente, per non ferire e non ferirsi. Poi c'è Yves, lontano dalle due fisicamente ma molto simile a loro nella sua incapacità di lasciarsi completamente andare ed esprimere appieno i propri sentimenti. Ma la vita, si sa, prima o poi presenta il conto ed i tre protagonisti dovranno guardarsi dentro e trovare il coraggio di essere sinceri. La Dandini propone, con un’ironia tagliente che lascia tuttavia trasparire la profondità e l’autenticità del suo pensiero, un viaggio attraverso le paure più radicate nell’animo umano: la paura di fallire, la paura di rendersi ridicoli, la paura di non essere indispensabili, la paura di morire, la paura di essere deboli, la paura di amare. Si tratta di paure che smascherano la vulnerabilità di ciascuno di noi, è vero, ma non devono frenarci, non devono impedirci di mantenere uno spirito fresco, giocoso e curioso nei confronti della vita; in una parola non devono spegnere il nostro futuro, che è qualcosa che ciascuno porta dentro di sé ed è per tutti. Basta semplicemente cercarlo e andarselo a prendere.

 


 

0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER