Il futuro sarà di tutta l’umanità

Il futuro sarà di tutta l’umanità

“Ci sono molte ragioni che spingono a delinquere: soldi facili, per provare a te stesso di potercela fare ad affrontare una sfida così difficile, per dimostrare agli altri di essere forte”. Soldi facili, il carcere come una prova per dimostrare “a chi conta” di essere pronti ad essere arruolati nelle file della malavita. Perché in molti casi proprio la malavita è l’alternativa ad una quotidianità di povertà e di miseria. C’è chi ha sbagliato per paura, chi per noia, chi per disperazione, chi per scelta. Giovani, giovanissimi, ragazzi, adolescenti che trascorrono rinchiusi tra mura e sbarre l’età più bella della vita, soffocati dalla violenza, spesso senza nessuna possibilità di redenzione. Ci sono le celle, strette, buie, senza aria; ci sono i corridoi tutti uguali; ci sono i rumori di porte che sbattono e chiavi che girano nelle serrature. Ci sono compagni più o meno benevoli e sorveglianti che hanno visto di tutto, ci sono cortili dove il sole a malapena riesce ad entrare e ore di un’aria che è difficile chiamarla così. Ci sono sogni che fanno fatica non a volare, ma sempre più spesso a nascere. Ma per fortuna ci sono anche i progetti, i laboratori creativi, la voglia di mettersi in gioco e di aprirsi piano piano, magari proprio attraverso la scrittura, attraverso pensieri in libertà scritti e condivisi…

Questo libro non ha la pretesa di essere un testo esaustivo sulla realtà carceraria italiana, né vuole essere un’accusa contro un sistema: lo dice chiaramente Antonella Speciale, che come volontaria per molti anni si è occupata di laboratori di scrittura autobiografica all’interno di diverse realtà carcerarie in Sicilia e in alcune supercarceri di Alta Sicurezza in altre Regioni del nostro Paese. Si propone piuttosto come una lunga riflessione che passa attraverso gli incontri, le chiacchierate, i confronti con i tanti ragazzi, giovani e uomini che hanno messo in risalto le numerose criticità di un sistema penitenziario che nella maggior parte dei casi non è in grado di aiutare concretamente chi vi è recluso. Una ricerca di un colloquio con il lettore attraverso testimonianze dirette raccolte dagli autori che non possono che far porre a chi legge molte domande su cui può essere interessante ed utile una riflessione. Una discussione aperta e a trecentosessanta gradi su cosa sia il carcere nella sua quotidianità e sul nostro sistema penitenziario, rivolta a cittadini normali, non necessariamente addetti ai lavori: non certo un testo per giuristi e avvocati.



 

 

 
 
 
 

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