Il generale di Roma

Il generale di Roma
Nel 34 d. C. una nuova pericolosa minaccia sembra scuotere l’Impero romano. Nella provincia di Palestina infatti un giudeo di nome Yeshua sta predicando che il vero Regno a cui aspirare non è quello di Roma, bensì un fantomatico Regno dei Cieli. Il predicatore - che proclama ai quattro venti di essere addirittura figlio di Dio - dà parecchio fastidio anche all’alto sacerdote Caifa e all’establishment del Tempio per via delle sue posizioni teologiche e sociali rivoluzionarie, inconciliabili con la vecchia Torah. Urge eliminarlo quanto prima, quindi: ma Ponzio Pilato vuole farlo assolutamente sotto l’autorità romana, per non creare “ulteriori sedizioni interne tra giudei”. Lo stesso Yeshua ha però organizzato nel frattempo il suo arresto e conseguente martirio tramite il fidato Yehudah, proprio per amplificare ancora di più il suo messaggio di speranza. Il seme è stato gettato e trenta anni dopo circa Vespasiano si ritrova a dover sedare delle rivolte nelle stessa provincia ai confini dell’Impero.  La situazione sta però precipitando anche a Roma, per via del governo scellerato di Tiberio prima e della megalomania di Caligola poi, con il suo progetto di costruire un assurdo ponte sul golfo di Napoli . L’unico che può salvare Roma è proprio Vespasiano…
Il terzo volume dedicato alla vita romanzata di Vespasiano di Fabbri si incammina ancora una volta per sentieri storici poco battuti, come ad esempio la passione e condanna “volontaria” di Gesù Cristo, svoltasi secondo un piano preciso ordito dal martire stesso. L’autore di origine svizzera, ma che vive tra Londra e Berlino, ha collaborato per circa venticinque anni a produzioni televisive e cinematografiche, e questo gusto particolare per le trame complicate, i tradimenti inattesi e le situazioni avventurose è evidente in numerosi passaggi del libro, come ad esempio la frenetica corsa di Vespasiano per conto di Caligola ad Alessandria d’Egitto per ritrovare la preziosa armatura di Alessandro Magno. Anche le scene di battaglia sono descritte con grande enfasi e spettacolarità. Ottima la caratterizzazione del protagonista e soprattutto la sua crescita, anche alla luce dei primi due capitoli della saga. Vespasiano da semplice tribuno è diventato prima giustiziere di Roma e poi generale. Peccato solo per i numerosi refusi grammaticali nella traduzione italiana e per alcuni opinabili giudizi storici dell’autore, come l’eccessivo antisemitismo di Paolo di Tarso.

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